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La Cina blocca Clubhouse, troppa libertà di espressione

by Mario Marrazzo

Le autorità cinesi hanno bloccato anche Clubhouse, il nuovo social solo audio (di cui abbiamo parlato qui: https://www.radiocastelluccio.com/clubhouse-il-social-del-momento-moda-o-rivoluzione/ )  si è configurato sin da subito come strumento di libertà di espressione.

Gli utenti cinesi hanno sfruttato la piattaforma per  affrontare discussioni politiche, anche su molti temi oscurati dal governo, come le proteste di Tienanmen del 1989 o la questione di Taiwan.

Clubhouse era diventato anche uno dei temi più discussi su Weibo, un ibrido tra Facebook e Twitter nonchè il social più utilizzato in Cina, in cui si chiedevano sopratutto codici di invito all’app ( a cui ci si può iscrivere appunto solo se invitati ), ad oggi risulta impossibile anche solo utilizzare l’hashtag #clubhouse su questo e sugli altri social.

L’ app aveva aveva avuto una forte e rapida popolarità, sono stati creati e-commerce in cui si vendevano inviti a prezzi compresi tra i 50 e i 400 yuan ( tra i 6 e i 51 euro circa),  la possibilità di scambiarsi opinioni e idee senza lasciare traccia alcuna ha favorito l’affermazione dell’app come quella che è stata definita dall’artista politico cinese Badiucao “Una valvola di sfogo in una pentola a pressione”

Erano prevedibili dunque i provvedimenti da parte di un governo come quello cinese che in un ranking mondiale si colloca al 177° posto su 180 per libertà di espressione. Le principali piattaforme social ( Facebook, Whatsapp, Youtube,Twitter) sono proibite e tutti i media sono controllati dal governo.

Resta comunque la possibilità di utilizzare Clubhouse attraverso dei VPN, delle reti virtuali che permettono di localizzarsi in uno stato differente, nonostante questa tecnologia sia ovviamente illegale in Cina.