In questi giorni molti cittadini italiani stanno ricevendo l’avviso che comunica la disponibilità del Green Pass, la certificazione con cui è possibile viaggiare e partecipare ad eventi e che è legata alla vaccinazione, a un tampone negativo o alla guarigione dal Covid-19. Una volta scaricato (si può fare dall’app IO, dall’app Immuni o dal sito web del Governo), il Green Pass si presenta come un semplice documento capeggiato da un QR code che potrà essere letto da appositi strumenti, per esempio in aeroporto.
Cominciano a comparire sui social le immagini dei primi QR-code esibiti trionfalmente. Il Garante privacy afferma che così facendo ci si espone a gravi rischi oltre che a danneggiare l’utilità generale del green pass
Partiamo da una considerazione: il Green Pass comprende un grande numero di informazioni personali. Ci sono nome e cognome, la tipologia di vaccino fatto, le date delle somministrazioni, il risultato dei tamponi e altri dati strettamente personali che solamente controlli autorizzati (come quelli, appunto, agli aeroporti) ed effettuati tramite l’apposita app governativa possono svelare.
Pubblicare la foto del green pass sui social può quindi portare alla diffusione di informazioni personali che malintenzionati potrebbero in seguito utilizzare per mettere a punto attacchi “personalizzati”, oppure per procedere a rubare l’identità per compiere altri illeciti. O ancora, potrebbe facilitare la circolazione di falsi QR code che minerebbero la campagna del Green Pass. Ad affermarlo è anche il Garante Privacy, che in un video pubblicato su YouTube ha spiegato come quel certificato sia “una miniera di dati personali invisibili a occhio nudo ma leggibili da chiunque avesse voglia di farsi i fatti nostri”. Il QR code deve essere esibito esclusivamente alle forze dell’ordine e a chi è autorizzato dalla legge a chiedercelo per l’esercizio delle attività per le quali la legge ne prevede l’esibizione, inoltre deve essere letto esclusivamente attraverso l’app del Governo.

