Nel cuore della Piana del Sele, tra le rovine di Paestum, si è svolta la 14a edizione del Paestum Wine Fest, un evento dedicato al mondo del vino e del food che ha ridefinito i paradigmi della comunicazione nel mondo del vino. Dal 4 al 6 maggio 2025, l’ex Tabacchificio Cafasso ha ospitato oltre 100 cantine italiane e internazionali, 30 importatori globali e migliaia di appassionati per una tre giorni di innovazione, cultura e business. Possiamo definirla una comunicazione esperienziale ed immersiva? Probabilmente si! Il festival ha posto l’accento su una comunicazione più empatica e coinvolgente con narrazioni autentiche che sono andate oltre i meri tecnicismi, privilegiando storie che emozionano e coinvolgono il consumatore.
Linguaggio e Neuroscienze: L’Approccio ai Giovani
Diverse ricerche hanno dimostrato come nel 2025 i giovani consumatori siano attratti da comunicazioni meno autoreferenziali e più informative. Etichette chiare, storytelling coinvolgente e attenzione alla sostenibilità sono elementi chiave per conquistare questa fascia di pubblico. E sono sempre più interessati all’aspetto tecnologico e all’innovazione. Il “Wines Tour VR”, un percorso immersivo in realtà virtuale, ha permesso ai visitatori di esplorare i territori vitivinicoli italiani, dimostrando come la tecnologia possa arricchire l’esperienza enologica e aprire nuove frontiere nella comunicazione del vino. Al tempo stesso, il rafforzamento dell’esperienza live e in loco si è concretizzata con iniziative singolari e di comunicazione classica come l’annullo filatelico di Poste Italiane per creare un oggetto da collezione e rafforzare il legame emotivo con la collttività-
Queste modalità combinate, intelligenza artificiale, realtà virtuale, storytelling territoriale legato al cinema, canali multimediali e oggetti simbolici , rappresentano la nuova frontiera della comunicazione del vino, facendo del Paestum Wine Fest un laboratorio avanzato per format innovativi e immersivi.
Il nuovo volto del comunicatore del vino
Ma più ancora delle bottiglie pregiate, è emerso un elemento cruciale: il nuovo ruolo del comunicatore del vino, figura sempre più richiesta dal pubblico e dagli operatori. Il consumatore oggi vuole capire come nasce il vino: non basta la denominazione, vuole toccare con mano. Chi comunica deve raccontare tutto, senza se e senza ma e non può bastare assaggiare e degustare. I comunicatori nel 2025 si orientano su un tono informale e coinvolgente, senza perdere autorevolezza: parola d’ordine, inclusione, anche per coloro i quali non sono esperti. Il pubblico oggi non vuole più solo grandi nomi spesso di cantine inarrivabili, ma desidera il viaggio nella novità : vitigni alternativi e riscoperti, vini regionali poco noti o nuovi modelli di affinamento. Se dovessimo stilare il profilo nel nuovo comunicatore del vino questo è in primis uno Storyteller autentico e vero, trasmettendo il legame tra uomo, ambiente e territorio, un moderatore educato che parla di vino anche a chi beve con attenzione alla salute, una guida curiosa che parla di nuove rivelazioni e un esperto digitale sempre attento alle novità anche in campo digital. In sostanza, oggi non basta essere «bravi a parlare di vino»: serve essere una bussola per il pubblico, integrando linguaggio chiaro, narrazione emozionale, responsabilità e strumenti digitali all’avanguardia.

