Home Enoturismo ItalyMarzo tra i filari: il risveglio delle vigne campane e il lavoro (poetico) che non si vede

Marzo tra i filari: il risveglio delle vigne campane e il lavoro (poetico) che non si vede

by Valentina Papandrea

Marzo, in vigna, è un mese silenzioso. Ma non per questo meno importante. Anzi: è proprio ora, quando il sole inizia a scaldare la terra e le giornate si allungano, che nei filari della Campania vitivinicola comincia la vera magia. Niente vendemmia, niente calici tintinnanti. Solo gesti antichi, mani sporche di terra, occhi puntati al cielo e una pazienza che sa di saggezza contadina. Perché è qui che nasce il vino. Nelle potature precise, nel controllo delle gemme, nella cura del terreno. E soprattutto in quell’attesa attiva e rispettosa che, anno dopo anno, trasforma un grappolo in poesia.

La potatura: un taglio che dà vita

Chi non conosce la vigna, potrebbe pensare che in marzo sia tutto fermo. I tralci sembrano secchi, i filari nudi, eppure… ogni gesto è carico di significato. È il tempo della potatura secca, un’arte fatta di equilibrio e intuizione. Si eliminano i rami vecchi, si selezionano i germogli migliori. Si fa spazio al futuro.

In Campania, questa pratica è un rituale. Dai Colli Salernitani all’Irpinia, passando per il Sannio e i pendii del Vesuvio, ogni viticoltore ha il suo metodo, tramandato o affinato nel tempo. C’è chi pota a guyot, chi a cordone speronato, chi segue le fasi lunari. Ma tutti sanno che marzo è il mese in cui si decide la qualità della vendemmia… senza nemmeno vedere un acino d’uva. Il bello è che in questa fase il vino non si vede, ma si costruisce. Nei tini riposa il raccolto dell’autunno precedente, ma nei campi si lavora per quello che verrà. È un doppio tempo: presente e futuro, vendemmia passata e speranza in quella a venire. E i viticoltori campani, sempre più attenti alla sostenibilità, approfittano di marzo per sistemare tutto: impianti, sostegni, irrigazione, trattamenti biologici. È un mese tecnico, certo, ma anche profondamente poetico. Perché ogni gesto, ogni zolla rivoltata, ogni vite potata è un atto d’amore verso la terra e il mestiere. Un lavoro che spesso nessuno racconta, ma che è la vera anima del vino che arriverà sulle nostre tavole nei prossimi anni.

Vigneti in fiore: un anticipo di primavera

E poi, quasi senza accorgersene, arriva lei: la primavera. I primi fiori di campo, le erbe spontanee che crescono tra i filari, le api che tornano a ronzare. Le vigne, ancora spoglie, iniziano a cambiare aspetto. A marzo, il risveglio è lento, ma visibile a occhi attenti: piccole gemme che si gonfiano, tralci che iniziano a curvarsi, profumi nuovi nell’aria. In molte cantine campane, questo è anche il momento in cui si aprono le porte agli enoturisti più curiosi. Non c’è la folla dell’estate, ma c’è un’intimità rara: si passeggia tra le vigne con chi le lavora davvero, si assaggiano vini mentre si ascolta il racconto della vendemmia passata, si immagina — insieme — quella che verrà. E allora, perché non fare una gita fuori porta in uno dei tanti borghi del vino? Da Tufo a Torrecuso, da Montemarano a Castelvenere, le cantine sono pronte ad accogliere chi vuole vivere il vino lontano dai cliché. Magari con una degustazione tra botti e bottiglie, accompagnata da salumi locali, formaggi freschi e pane ancora caldo.