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LE ERE DI SANREMO: 1981 – 1989

Torna ancora una volta il format sulla storia di Sanremo; questa volta si parla del rilancio del programma dal 1981 al 1989.

by Anastasia Ulino

Il periodo dal 1868 al 1980 è stato caratterizzato da una forte crisi ma il 1980 segna il rilancio del Festival della Canzone Italiana. La decade di cui si parlerà in questo articolo copre tutti gli anni ‘80, fase in cui non solo vi è la fine della crisi ma anche una nuova regia e un nuovo linguaggio televisivo che aiuta il pubblico a tornare. 

In quegli anni, ormai, Sanremo è bloccato in un format deceduto, gli ascolti sono ai minimi storici segnato da un progresso troppo lento rispetto alla velocità in cui la musica si modifica. La televisione privata è riuscita a rivoluzionare la visione dei prodotti, l’intrattenimento cambia ma la kermesse riesce a reinventarsi. 

Il ritorno di Sanremo

Il 1981 è l’anno del rilancio televisivo che non solo salva Sanremo ma lo trasforma poiché la Rai comprende che il Festival non può essere solo una gara di canzoni ma deve diventare uno spettacolo completo. Gli autori cambiano il linguaggio, il ritmo e cambia la regia che modifica le inquadrature, il racconto si fa molto più vicino al pubblico. In questo modo Sanremo torna ad essere sotto l’attenzione mediatica che va al di là della musica. Infatti, il rapporto con il pubblico cambia radicalmente. Le reti private hanno abituato il pubblico a programmi veloci, colorati, pieni di stimoli e Sanremo capisce che per sopravvivere deve parlare lo stesso linguaggio. Il varietà diventa quindi lo strumento per rendere il Festival televisivamente competitivo, entrando nelle case non solo come competizione, ma come appuntamento fisso da commentare, criticare, amare o odiare.

Il varietà della Rai

Il varietà è un genere che la Rai conosce bene ma che negli anni precedenti il Festival aveva in parte abbandonato. Il rilancio passa proprio da qui poiché appunto, Sanremo non è più soltanto una successione di canzoni ma un contenitore di intrattenimento. Il varietà entra nel Festival attraverso sketch, monologhi, momenti di spettacolo, balletti, siparietti e dialoghi con il pubblico. Tra una canzone e l’altra non c’è più silenzio o rigidità, ma ritmo, leggerezza, racconto. La musica resta centrale, ma viene inserita dentro uno spettacolo più ampio.

La divisione in edizioni

L’edizione del 1982 consolida il tentativo di rinnovamento. Il Festival sperimenta una formula più snella e cerca di attirare il pubblico giovane. La musica inizia a riflettere le nuove tendenze pop e Sanremo smette di essere esclusivamente legato alla tradizione melodica. Allo stesso tempo esplodono le polemiche: classifiche contestate, scelte artistiche divisive, cantanti che fanno parlare di sé.  Sanremo non si esaurisce sul palco: continua sui giornali, nei bar, nelle case. Diventa un fenomeno culturale, non solo musicale. 

Il 1985 è una delle edizioni simbolo del rilancio. In quegli anni la kermesse inizia a dialogare con il presente musicale diventando una vetrina nazionale per le nuove generazioni. Le canzoni diventano tormentoni nazionali, passano alla radio, entrano nella vita quotidiana degli italiani.  Arrivano anche i grandi ospiti, italiani e internazionali, che trasformano il Festival in una vetrina spettacolare. Vince Eros Ramazzotti con “Adesso tu”, che diventa un successo enorme anche fuori dall’Italia. Nel corso delle varie edizioni salgono sul palco nomi che restano nella storia come Laura Pausini, Vasco Rossi e Raf. 

Sanremo 1985 - Eros Ramazzotti

Sanremo 1985 – Eros Ramazzotti

Tra il 1985 e il 1989, il Festival consolida la sua rinascita e torna a dettare la tendenza con ascolti in crescita, grande attenzione mediatica, un ruolo centrale nel palinsesto Rai. Sanremo riesce a influenzare il mercato discografico e a essere lo specchio dell’Italia che cambia. Da gara musicale diventa definitivamente un racconto collettivo e si avvicina sempre più a quello che conosciamo oggi; un grande show televisivo nel 1988 in cui la regia, la scenografia e il ritmo sono ormai al passo con i tempi. La televisione entra al centro del Festival con inquadrature dinamiche, tempi più serrati e un’attenzione allo spettacolo che costituisce ogni serata come un racconto, con momenti di intrattenimento, emozione e sorpresa.

Pippo Baudo, simbolo dei conduttori

Fondamentale è il ruolo dei conduttori-showman e Pippo Baudo è il simbolo assoluto degli anni Ottanta che riporta autorevolezza e popolarità. Baudo ha condotto ben 13 edizioni segnando la storia della televisione italiana ma in quegli anni non è stato solo un conduttore ma un regista invisibile. Con lui Sanremo smette di essere polveroso e diventa di nuovo centrale nel panorama televisivo italiano. Baudo non presenta soltanto ma riesce a raccontare, crea momenti iconici, lancia artisti, tenendo insieme tradizione e novità. Con Baudo, il Festival ritrova un’identità forte e riconoscibile.

Pippo Baudo e Giorgio Faletti

Pippo Baudo è ancora una volta centrale, dosa ironia, spettacolo e solennità, evitando che Sanremo diventi puro intrattenimento leggero ma impedendo anche che resti ingessato. Tra le informazioni legate a Baudo, in vista del prossimo Festival di Sanremo che sta per giungere, il comune di Sanremo ha avviato l’iter per una statua in suo onore, probabilmente vicino a quella di Mike Bongiorno. Oltre alla statua, la Rai ha dedicato a Baudo mostre fotografiche tributo durante il festival del 2026, confermando il suo ruolo di “pilastro” della cultura popolare.

Prossimamente

Le ere di Sanremo non si concludono di certo qui, prossimamente verranno trattati gli anni 90, periodo iconico di grandi voci, conduttori e conduttrici eccezionali e di canzoni diventate immortali.