La musica dal vivo non è soltanto intrattenimento. Dietro un concerto ci sono artisti, tecnici, organizzatori, lavoratori dello spettacolo, strutture ricettive, ristoranti, trasporti e attività commerciali. È una filiera capace di produrre ricchezza e di modificare, almeno temporaneamente, la vita economica delle città che ospitano i grandi eventi.
A fotografare questa realtà sono i dati presentati il 13 novembre 2024 da AssoConcerti durante il convegno La Canzone Popolare Live. Dati e Prospettive, organizzato presso il Ministero della Cultura. Secondo i dati SIAE analizzati dall’Associazione per l’Economia della Cultura, il comparto della musica pop, rock e leggera contava oltre 36 mila spettacoli e quasi 24 milioni di spettatori, con ricavi al botteghino superiori agli 894 milioni di euro.
Numeri che raccontano quanto il pubblico italiano abbia continuato a cercare la dimensione del concerto, trasformando il live in una componente sempre più importante dell’industria culturale. Ma il dato più interessante riguarda ciò che accade intorno allo spettacolo.
Per comprendere l’impatto dei grandi eventi sulle economie locali, AssoConcerti aveva commissionato al professor Nicola Salvati, ordinario di Statistica all’Università di Pisa, una ricerca condotta durante l’estate del 2024. Lo studio ha analizzato 13 grandi eventi musicali, prendendo in considerazione le spese sostenute dagli spettatori e le ricadute sui territori che avevano ospitato i concerti.
Tra gli eventi analizzati figuravano alcuni dei concerti più importanti dell’estate italiana: da Ed Sheeran e Lenny Kravitz al Lucca Summer Festival, passando per Vasco Rossi, Zucchero e Taylor Swift allo stadio San Siro di Milano, fino ai concerti di Coldplay e David Gilmour a Roma e agli appuntamenti di Gigi D’Alessio in Piazza del Plebiscito a Napoli.
Il risultato restituisce una fotografia significativa: l’indotto economico complessivo generato dai grandi concerti analizzati è stato stimato in circa 4,5 miliardi di euro. Una cifra che comprende non soltanto ciò che viene speso per assistere allo spettacolo, ma anche le attività economiche che ruotano intorno alla presenza degli spettatori nelle città.
Un fan che arriva da un’altra città, infatti, può acquistare un biglietto per un concerto, ma il suo viaggio non si esaurisce necessariamente all’ingresso dello stadio. Può dover utilizzare un treno o un aereo, prenotare una camera d’albergo, mangiare al ristorante, utilizzare taxi e mezzi pubblici, visitare un museo oppure prolungare il soggiorno. Il concerto diventa così il punto di partenza di una serie di consumi che coinvolgono settori apparentemente lontani dall’industria musicale.
È proprio questa la trasformazione più interessante evidenziata dalla ricerca: un grande evento musicale può diventare un’occasione di promozione territoriale. La presenza di migliaia di persone non riguarda quindi soltanto l’organizzatore e l’artista, ma coinvolge un’intera rete economica.
Il fenomeno è particolarmente evidente nelle grandi città, ma non riguarda esclusivamente le metropoli. Un festival o un concerto può infatti portare pubblico anche in territori che normalmente non rappresentano le principali destinazioni del turismo musicale, creando una connessione tra spettacolo, viaggio e scoperta del territorio.
Un esempio concreto arriva proprio da Milano. Pochi giorni dopo il convegno del 13 novembre, durante la Milano Music Week, AssoConcerti ha presentato un’analisi specifica sulla città: gli eventi presi in esame nell’estate 2024 avevano coinvolto oltre 1,4 milioni di spettatori e prodotto un indotto stimato di oltre 400 milioni di euro. La ricerca ha considerato anche le spese per cibo e bevande, pernottamenti e trasporti.
La musica, dunque, si conferma anche come uno strumento capace di generare movimento economico. E il fenomeno assume ancora più rilevanza in un periodo in cui il settore dello spettacolo dal vivo continua a confrontarsi con la necessità di investire nelle strutture, sostenere gli artisti e rendere più accessibili gli eventi.
Proprio durante il convegno del 13 novembre, AssoConcerti ha avanzato la proposta di introdurre un credito d’imposta destinato al settore della musica popolare contemporanea dal vivo. L’idea riguardava, tra gli altri aspetti, il sostegno alle tournée degli artisti italiani, la promozione della musica italiana all’estero e gli interventi per la realizzazione e l’ammodernamento degli impianti dedicati allo spettacolo dal vivo.
Il tema riguardava quindi anche il futuro dell’intero comparto. Perché se i concerti sono capaci di generare un impatto economico così ampio, diventa centrale interrogarsi sulle condizioni necessarie affinché questo sistema possa continuare a crescere e, soprattutto, possa coinvolgere un numero sempre maggiore di artisti, lavoratori e territori.
Dai grandi stadi alle piazze, dai festival alle tournée, il concerto non è più soltanto il momento in cui un artista sale sul palco e il pubblico ascolta la sua musica. È un’esperienza che mette in movimento persone, città e attività economiche.
E dietro quelle migliaia di persone che cantano sotto un palco c’è un’industria molto più grande di quanto si possa immaginare.

