Home Attualità#diamociunamano, sui social la lotta per il Ddl Zan

#diamociunamano, sui social la lotta per il Ddl Zan

by Mario Marrazzo

Sicuramente vi sarà capitato , negli ultimi giorni, di ritrovare nelle homepage dei vari social, almeno un post con l’hashtag #diamociunamano o in cui si mostrano le mani con su scritto “Ddl Zan”. É la campagna social lanciata Simone Marchetti, direttore di Vanity Fair, un invito per far diventare virale la richiesta di accettazione della legge Ddl Zan.

Sempre più artisti ed influencer a favore del disegno di legge Ddl Zan, la campagna social diventa virale dopo l’accaduto di Malika Chalhy, la ragazza cacciata da casa perchè lesbica.

Da Cristina D’Avena ad Alessandra Amoroso, dai Tiromancino a Loredana Bertè, ma anche FedezTiziano Ferro, Stefano De Martino, Malika Ayane, Ermal Meta, Donatella Versace, Alessandro Borghese. Sono tanti gli artisti che pubblicano una loro foto chiedendo l’approvazione del provvedimento.

Si chiama Ddl Zan perché il suo relatore è il deputato Alessandro Zan, esponente della comunità LGBT italiana.

Per chi non sapesse di cosa si tratta, Il disegno di legge che porta il suo nome si chiama esattamente “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”, una definizione ampia che non si limita alla sola comunità Lgbtqi.

Con l’approvazione in Senato, ci sarebbe quindi l’istituzione in Italia di alcuni nuovi reati, l’istituzione di una giornata nazionale contro le discriminazioni (il 17 maggio) e lo stanziamento di quattro milioni di euro all’anno per iniziative di contrasto al fenomeno. Le pene previste per chi violerà questa legge sono severe: dalla reclusione fino a un anno e 6 mesi (o una multa fino a 6.000 euro) per chi istiga o commette atti di discriminazione contro le categorie citate, fino ai 4 anni di reclusione per chi partecipa o favorisce le organizzazioni, le associazioni, i movimenti, i gruppi che hanno come scopo, o uno degli scopi, l’incitamento alla discriminazione o alla violenza sulle suddette categorie.

Perché il Ddl Zan non è stato ancora approvato?

Il ddl Zan modifica gli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale in materia di violenza/discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, cosa che non trova l’accordo dei partiti all’opposizione.

Lega e Fratelli d’Italia, sostenuti dai rami cattolici, non ritengono necessaria una legge ad hoc contro atti e manifestazioni violente e discriminatorie fondate sull’identità sessuale e di genere. Secondo questi partiti basterebbe la tutela offerta dalla legge Mancino che punisce i reati e i discorsi di odio fondati su nazionalità, etnia e credo religioso