È quando un foglio bianco viene riempito di inchiostro e parole che prende vita. Da qui inizia la vera magia! La scrittrice Maria Grazia Pignata, giovane studentessa di giurisprudenza, trova nella scrittura il proprio mondo ma, soprattutto, cerca di rendere i suoi romanzi uno specchio per i lettori, così che possano conoscere se stessi.
Il Progetto è il tuo primo romanzo, uscito a giugno del 2018. Come è nato? È stato un po’ un reale progetto di vita?
Il Progetto è l’ultimo libro che ho trascritto eppure è il primo di cui ho avuto idea. È nato perché sentivo il bisogno di comunicare con le persone nella speranza che nessuno potesse sentirsi più solo. E questo della scrittura mi è sembrato il modo migliore.
Puoi darci qualche breve informazione sulla trama de Il Progetto?
Il Progetto si chiama così perché le due protagoniste, Elettra ed Isabella, decidono di partecipare ad un progetto promosso da due genitori che hanno perso la figlia, suicidatasi. Essi vogliono evitare che ci siano altre persone che si sentano così sole da ritenere il suicidio una soluzione. Il Progetto è un romanzo epistolare: l’amicizia delle due ragazze si sviluppa tramite lettere che seguono le loro vicende per 3 anni.
Il tema che affronti è molto complesso. Parli del suicidio e di come superare un lutto.
Un tema molto complesso ma altrettanto delicato. Non posso negare che ho anche avuto timore di essermi imbattuta in qualcosa di più grande di me, ma ho cercato di fare del mio meglio per trattare la tematica con delicatezza.
Il Progetto è un libro che affronta, sì, un tema delicato ma che non è per nulla un libro cupo.
Esatto! La prima persona che l’ha letto, una mia carissima amica, Camilla, lo ha definito un inno alla vita. Questa è un’espressione a cui mi aggrappo ogni volta che qualcuno mi chiede di descrivere il mio romanzo. La tematica è quella del suicidio, può sembrare una tematica molto cupa, ma in realtà non è così.
Sulla prima pagina del libro c’è una dedica. A Eleonora Tisi. Come ti ha segnato questa figura?
Molti la conosceranno perché scrive da anni sul web. L’idea de “Il progetto” è partita proprio con il suo consiglio. All’inizio doveva essere un libro scritto a quattro mani, poi Eleonora ha lasciato a me le redini di questa storia e dedicarle il libro mi sembrava il minimo. Se lei non ci fosse stata, probabilmente Elettra ed Isabella, le due protagoniste del romanzo, non avrebbero mai visto la luce del sole.
Elettra ed Isabella sono due donne. Quale delle due ti somiglia di più?
Devo dire che in entrambe c’è qualcosa di me, ma allo stesso tempo non mi sento di appartenere a nessuna delle due ragazze e delle loro storie. Ci tengo sempre a precisare che quelle che scrivo sono storie nate dalla mia immaginazione e non c’è ispirazione né da avvenimenti personali né da quelli di persone che mi circondano.
Come ti sei avvicinata alla scrittura?
Non ricordo un momento della mia vita in cui non abbia scritto! La scrittura, ma anche la lettura, sono da sempre, per me, come delle compagne. Ammetto che il mio sogno è, un domani, sentirmi dire da qualcuno di esser stata d’aiuto per comprendere se stessi. La scrittura è anche un modo per rielaborare ciò che uno vive o che vivono gli altri ma che comunque, in qualche modo, seppur indirettamente, ci tocca.
Oltre ad amare la scrittura, sei anche appassionata di fotografia. La copertina del libro, infatti, è una fotografia scattata da te e risalta subito all’occhio questo vetro rotto in primo piano.
Sì, il vetro rotto simboleggia le anime in frantumi delle protagoniste. La foto era stata fatta in un momento precedente al romanzo. Ho voluto curare tutto del mio libro, dalla misura del carattere all’impaginazione per questo ho deciso di procedere con l’autopubblicazione. C’è davvero un pezzo del mio cuore in questo libro.
Che consiglio daresti ai giovani che come te che vogliono intraprendere questo lavoro?
Sicuramente un consiglio che mi sento di dare è quello di scrivere sempre, anche nei momenti in cui possa sembrare meno opportuno. Io ho sempre un’agendina con me in cui trascrivo parole, pensieri che magari al momento possono non avere senso ma che poi, inseriti in una storia, acquistano un altro significato.
Che rapporto hai con il digitale e con i social? Qual è il tuo modo di usarli?
Ho un’opinione molto positiva dei social perché, come tutto, se usati nella maniera corretta sono molto utili. Personalmente, fin dalla mia prima adolescenza ho usato i social, prima c’era tumbler, un social usato per scrivere. Poi ho deciso di “metterci la faccia” e scrivere anche su Facebook. Ti dà visibilità! Ma è importante anche per avere un confronto con i miei lettori. Scrivo non solo per comprendermi ma per far digerire la realtà. Mi piace pensare che, chi mi legge, possa trovare nelle mie parole un aiuto. Poi grazie ai social si ha la possibilità di conoscere persone con le tue stesse passioni, ad esempio scrittori e scrittrici del web di cui ho profonda stima.
Hai in cantiere altri libri?
Sì, devo solo trovare il tempo per metterli su carta e far vedere anche a quei personaggi la luce del sole.
Hai già un titolo?
Devi sapere che lavoro al contrario di come farebbero tutti gli altri. Solitamente si dice che il titolo è scelto quando la stesura è terminata. Io, il titolo, è la prima cosa che scelgo!
Nel tuo prossimo romanzo quale genere letterario abbraccerai?
Il prossimo avrà al centro una storia d’amore, non dico di più!

