Home AppuntamentiI giovani della Impact interrogano il direttore Boffo: “Il giornalismo è cambiato, ma l’indipendenza resta essenziale”

I giovani della Impact interrogano il direttore Boffo: “Il giornalismo è cambiato, ma l’indipendenza resta essenziale”

Nella Sala Verde un confronto serrato tra studenti e il direttore de Il Messaggero su IA, libertà di stampa, crisi dell’editoria e parità di genere.

by Elena Scisci

In un confronto diretto, vivace e senza sconti, i giovani della sezione Impact di Giffoni, hanno ribaltato i ruoli mettendo sotto pressione Guido Boffo, direttore de Il Messaggero. Nella Sala Verde, l’incontro pensato come dialogo si è trasformato presto in una vera lectio sul giornalismo contemporaneo: accesso alla professione, intelligenza artificiale, libertà di stampa, rapporto con il potere e parità di genere nello sport. Un viaggio dentro le sfide — vecchie e nuovissime — di un mestiere che cambia più velocemente della società stessa.

I giovani della Impact mettono sotto torchio il direttore de Il Messaggero, Guido Boffo, trasformando l’incontro in Sala Verde in una lezione aperta sul giornalismo di oggi. Le domande non lasciano tregua: dall’accesso a una professione sempre più complessa e filtrata dalle scuole, al ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nella scrittura degli articoli, fino all’influenza pervasiva dei social.

Boffo parte proprio da qui, dal cambiamento strutturale portato dalle piattaforme digitali:
«La nostra professione è radicalmente cambiata. Con i social è subentrata una disintermediazione: molti credono di avere un accesso diretto all’informazione e di non avere più bisogno di un professionista che verifichi le notizie e si assicuri che gli articoli non ledano le persone».

Il capitolo IA, al centro della curiosità dei ragazzi, apre a un dibattito più ampio sul presente e futuro della comunicazione. Per il direttore, il rischio non è banale:

«L’IA si alimenta dal web, e nel web abbondano errori, pregiudizi, polarizzazioni e opinioni non obiettive. Tutto ciò può influenzare negativamente la composizione di un articolo».
Il giornalista, spiega, può avvalersi degli strumenti artificiali per notizie routinarie, ma il cuore del mestiere resta umano: «Il nostro lavoro è soprattutto supervisione dei contenuti. È per questo che una macchina non potrà mai sostituirci».

Il confronto vira poi su un tema caldo: quanto è libero oggi un giornalista? I giovani portano sul tavolo casi recenti — dai reporter di Report alle vicende Paragon e Francesca Albanese — chiedendosi quanto pesino pressioni, rischi e autocensure.

Boffo risponde senza retorica:
«In teoria un giornalista dovrebbe essere il cane da guardia della democrazia. Il suo ruolo è mettere in discussione il potere. Un giornalista che non fa arrabbiare le istituzioni non è un buon giornalista».
Il problema, aggiunge, è economico prima che morale: «Con la crisi dell’editoria e il calo della pubblicità, i giornalisti dipendono sempre più da fattori esterni: politica e imprenditoria. Questo rende complesso fare il nostro mestiere, ma per questo è ancora più indispensabile restare indipendenti».

L’ultimo tema riguarda il giornalismo sportivo, dove — osservano i ragazzi — le donne sembrano relegate a ruoli marginali, spesso come “bordo campo”.

Boffo ammette: «Purtroppo è vero». Ma ricorda che esistono eccellenze: «Conosco tre colleghe straordinarie: Emanuela Audisio (La Repubblica), Gaia Piccardi (Corriere della Sera) e Giulia Zonca (La Stampa). Sono professioniste di altissimo livello».

 

 

Elena Scisci