C’è un rosso che rappresenta promessa. È il rosso del pomodoro che, anche quest’anno, torna a riempire le piazze italiane trasformandosi in gesto concreto di speranza. Giunto alla nona edizione, sabato 18 e domenica 19 aprile 2026, la Fondazione Umberto Veronesi ETS rinnova il suo appuntamento con “Il Pomodoro per la ricerca®️”. Un’iniziativa che unisce cuore e scienza, portando nelle strade e online una raccolta fondi dedicata all’oncologia pediatrica, con l’obiettivo di migliorare le cure e accrescere le possibilità di guarigione dei più piccoli.
Dietro ogni confezione distribuita si cela un progetto ambizioso: uno studio clinico multicentrico europeo che punta a valutare l’efficacia di una nuova terapia CAR-T contro il neuroblastoma ad alto rischio. Questa forma tumorale, la più diffusa tra i tumori solidi extracranici dell’infanzia, rappresenta circa il 10% delle neoplasie pediatriche e, nei casi più gravi, continua a presentare un’elevata probabilità di recidiva. La nuova frontiera della ricerca guarda a cellule ingegnerizzate capaci di riconoscere e colpire in modo mirato la proteina GD2 presente sulle cellule tumorali, aprendo scenari finora impensabili. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione con un investimento di 4,8 milioni di euro e della durata di quattro anni, coinvolgerà alcuni dei più importanti centri pediatrici europei: dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma all’Institut Gustave Roussy di Villejuif, fino al Great Ormond Street Hospital di Londra, al Vall d’Hebron di Barcellona, al Charité di Berlino e al St. Anna Children’s Cancer Research Institute di Vienna. Una rete internazionale che lavora con un unico obiettivo: offrire nuove possibilità di cura ai bambini. A rendere possibile tutto questo saranno, ancora una volta, le persone. Oltre 2.000 volontari animeranno più di 500 punti di distribuzione tra piazze, scuole, aziende e attività commerciali. In cambio di una donazione minima di 12 euro, consegneranno una confezione con tre barattoli di pomodoro in acciaio, nelle varianti pelati, polpa e pomodorini. Un piccolo gesto che racchiude una grande alleanza tra solidarietà e sostenibilità, resa possibile anche grazie al supporto di ANICAV e RICREA.
Tre realtà diverse, tre traiettorie che si incontrano nello stesso punto: trasformare un gesto quotidiano in un atto che guarda lontano. Scienza, industria e sostenibilità si intrecciano così in una storia che parla di futuro.
Fondazione Umberto Veronesi ETS: la scienza come eredità viva
Nata nel 2003 per volontà dell’oncologo Umberto Veronesi, la Fondazione si muove lungo un doppio binario: sostenere la ricerca scientifica d’eccellenza e diffondere una cultura della conoscenza accessibile a tutti. Non solo laboratorio, dunque, ma anche racconto, educazione, consapevolezza.
In oltre vent’anni di attività, ha contribuito a costruire un modello nuovo nel panorama italiano: investire nella scienza come bene collettivo. Finanziare ricercatori, progetti innovativi e studi clinici significa, per la Fondazione, alimentare una catena virtuosa che parte dalle intuizioni e arriva fino ai pazienti. In particolare, l’impegno nell’oncologia pediatrica rappresenta uno dei capitoli più delicati e urgenti: un terreno dove ogni progresso pesa doppio, perché riguarda vite appena cominciate.
ANICAV: l’industria che custodisce una tradizione
C’è poi il mondo produttivo, incarnato da ANICAV, l’Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali, nata a Napoli nel 1945. Un nome che racchiude una filiera imponente: rappresenta circa i tre quarti delle aziende italiane di trasformazione del pomodoro e quasi la totalità del pomodoro pelato intero prodotto a livello globale.
Dietro numeri che parlano di miliardi di fatturato e mercati internazionali, si intravede una storia tutta italiana fatta di terra, stagioni e competenze. Il pomodoro, in questo contesto, non è solo materia prima ma ambasciatore del Made in Italy nel mondo. Ed è proprio questa identità forte che ANICAV mette al servizio di iniziative solidali, trasformando un prodotto simbolo in uno strumento di partecipazione collettiva.
RICREA: la sostenibilità che non si esaurisce
A chiudere il cerchio c’è RICREA, il Consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio. Il suo lavoro si muove in una dimensione spesso invisibile ma fondamentale: dare nuova vita ai materiali.
Barattoli, lattine, tappi. Oggetti quotidiani che, grazie alla raccolta differenziata, entrano in un ciclo continuo di trasformazione. L’acciaio, infatti, può essere riciclato all’infinito senza perdere qualità. Una caratteristica che lo rende uno dei materiali più virtuosi nel panorama dell’economia circolare.
I numeri raccontano questa efficienza: oltre l’86% degli imballaggi in acciaio immessi al consumo in Italia viene riciclato, superando già oggi gli obiettivi europei fissati per il 2030. Ma oltre alle percentuali, c’è un’idea più ampia: quella di una sostenibilità concreta, capace di affiancarsi alla solidarietà e rafforzarla.
In questo intreccio, ogni realtà mantiene la propria identità ma contribuisce a un disegno comune. La Fondazione guarda alla cura, ANICAV porta in dote una tradizione produttiva radicata, RICREA garantisce un futuro più sostenibile. Insieme, trasformano un semplice barattolo di pomodoro in qualcosa di più: un piccolo, potente ingranaggio di cambiamento.
Il pomodoro, simbolo della dieta mediterranea, diventa così protagonista di una narrazione più ampia: alimento ricco di proprietà benefiche, ma anche veicolo di impegno civile. Nei suoi rossi intensi convivono salute, tradizione e ricerca. Accanto alla mobilitazione delle piazze, si rinnova anche il coinvolgimento delle scuole italiane, chiamate a partecipare al contest “A scuola con il Pomodoro per la ricerca” fino al 23 aprile 2026. Un percorso educativo che invita studenti e studentesse a farsi ambasciatori di solidarietà, trasformando la raccolta fondi in un’esperienza condivisa. In questa trama di gesti, numeri e persone, ogni contributo diventa parte di una storia più grande. Una storia in cui la scienza avanza, sostenuta da una comunità che sceglie di esserci. E dove, tra le mani dei volontari e nei sorrisi di chi dona, il futuro assume il colore vivo della possibilità.

