Ed eccoci con il secondo articolo di questa piccola rubrica sanremese sull’arte della recitazione. Ieri sera, come già accennato nel recap, una comica e conduttrice italiana ha portato il brio sul palco dell’Ariston: Katia Follesa.
Sin da subito il suo animo cabarettista è uscito allo scoperto, la battuta sulla velocità e sul “remise en forme” hanno introdotto quella che sarebbe stata la sua serata. Tante gag all’insegna della risata che tendevano una strada al di là del politicamente corretto. Tra frecciatine ad Amadeus e Chiara Ferragni, rimandi a scorse edizioni del festival, ha conquistato la scena con il finto matrimonio con Simon Le Bon, leader dei Duran Duran.
E vissero tutti..
Con un cartello col titolo del libro e del film Sposerò Simon Le Bon di Clizia Gurrado che raccontava i sogni di una fan dei Duran Duran nel 1986, Katia ha chiesto a Simon di sposarlo perché lo ama da tanto, e lui ha risposto: «Mia moglie mi uccide!». Ma c’è stato il lieto fine: un bacio sulle labbra. L’attrice leggermente frastornata ha ringraziato a nome di tutte le donne della sua generazione: “Ma avete capito che cacchio è successo? Una gioia a nome di tutte le donne della mia generazione, che aspettano questo momento da 39 anni”!
Al successivo ingresso sul palco, Katia Follesa, ormai signora Le Bon, ha raccontato del viaggio di nozze, della casetta in cui si sistemeranno, e ringrazia Carlo Conti per il regalo di nozze: “Ci hai lasciato il tuo cachet di Sanremo 2025, hai lasciato il cachet sospeso, diciamo”. Al termine dell’esibizione, si è svolto l’ironico lancio del mazzo di fiori raccolto in platea da Luciana Di Bisceglie, presidente CCIAA di Bari.
Quando al suo secondo annuncio Follesa è arrivata sul palco lamentando di non trovare il leggio per fare il monologo, Carlo Conti le spiega che questo non era previsto: “Ma io volevo leggere una lettera alla me bambina, cose così”. Seppur quest’anno non è stato dato grande spazio alla recitazione, l’ironia pungente di Katia ha conquistato tutti, tanto che sul web le sue battute di spirito sono state viste da milioni di utenti, che l’hanno ringraziata per aver portato un po’ di simpatia sul palco di Sanremo. Tra questi c’è anche chi chiede di proporla come presentatrice del prossimo anno.
Il teatro Patologico di Dario D’Ambrosi
Una menzione speciale non può essere non fatta a Dario D’Ambrosi e il suo Teatro Patologico. Attore e regista, fin da giovane Dario D’ambrosi è stato attento al disagio mentale, tanto da farsi internare per tre mesi all’ex ospedale psichiatrico Pini di Milano. Ha successivamente creato il «Teatro patologico», una “formula” che coniuga la sua passione per il teatro con il desiderio di ridare dignità alle persone con malattie mentali, spesso ancora oggi vittime di stigma e pregiudizi, dal linguaggio discriminante, alla difficoltà a trovare un lavoro o una casa per conto proprio, fino all’isolamento sociale.
L’Associazione Teatro Patologico, fondata e diretta da Dario D’Ambrosi, nasce nel 1992 e, dal 2009, ha il suo teatro stabile a Roma in via Cassia. In collaborazione con l’Università Tor Vergata di Roma e il Miur, Teatro Patologico ha avviato nel 2016 il primo Corso universitario al mondo di «Teatro integrato dell’emozione», rivolto a persone con disabilità fisica e psichica. Teatro e malattia mentale, quindi, intrecciati in un percorso unico che arricchisce entrambi gli ambiti: da un lato, trovando nuove modalità di espressione teatrale; dall’altro, favorendo l’integrazione dei giovani con problemi di salute mentale nella società e offrendo sostegno ai loro familiari.
di Anastasia Ulino

