Nello scorso articolo dedicato alle ere di Sanremo abbiamo toccato gli anni dal 1958 al 1967. Il suicidio di Luigi Tenco ha cambiato per sempre il modo di guardare al Festival, considerato come un vero punto di non ritorno.
Dal 1968 Sanremo perde la sua “innocenza” e inizia una lunga crisi d’identità. Almeno fino al 1980, la kermesse è in stato di emergenza, è segnata da un periodo tormentato, contraddittorio e, forse, proprio per questo, molto interessante da trattare.
L’Italia alla fine degli anni ‘60 è soggetta a grandi cambiamenti. Vi sono contestazioni studentesche e tensioni politiche che raggiungono anche la musica. Nuove sonorità arrivano dal rock, dal cantautorato e dalla musica internazionale mentre Sanremo continua ad essere troppo istituzionale, distante dalla realtà del Paese quasi da sembrare eccessivamente vecchio. Infatti, per quanto il Festival provi a resistere, i giovani preferiscono spostare la loro attenzione su altre attività. Così anche la canzone italiana più moderna e viva si sposta altrove, i grandi cantautori vanno nei club oppure fanno concerti o pubblicano i dischi, senza la necessità di passare per il Festival. Sanremo resta fermo, aggrappato a un’idea di musica che non convince più.
Nuovi nomi aldilà dell’era di crisi
Il Festival del 1968 però, viene ricordato perché è stato il primo condotto da Pippo Baudo (che sarà presente per ben 13 edizioni) insieme a Luisa Rivelli e segna il debutto di molti cantanti tra cui Fausto Leali, Al Bano e Massimo Ranieri. In gara ci sono anche grandi musicisti jazz di fama internazionale come Louis Armstrong, la cantante Dionne Warwick, la gallese Shirley Bassey e il leggendario Wilson Pickett.

Massimo Ranieri

Fausto Leali

Al Bano
Gli anni del silenzio
Gli anni Settanta sono un susseguirsi di tentativi di rilancio spesso falliti. Gli autori cambiano i regolamenti, i presentatori e addirittura la sede. Nel 1977 il Festival viene relegato al Teatro Ariston ma senza pubblico in sala. Quest’ultima infatti, è ricordata come un’edizione quasi surreale, trasmessa in televisione tra polemiche e disinteresse generale. Vi è l’assenza di applausi o di fischi e permeata dal silenzio, fa sì che molti telespettatori pensano vi sia un problema di audio. Questa mancanza sonora l’ha resa una delle edizioni più tristi. Il Festival ha un calo di ascolti notevole così come aumentano, invece, le critiche di pubblico e giornalisti che l’accusano di essere scollegato dal presente, incapace di intercettare le nuove tendenze musicali.
Eppure, proprio in questi anni difficili, arrivano artisti che portano aria nuova: Lucio Dalla, Rino Gaetano, Roberto Vecchioni o, ancora, Anna Oxa. Quest’ultima debutta nel 1978 con Un’emozione da poco, spaccando tutto con la sua immagine androgina e modernissima. Questi sono stati considerati come i primi segnali di una ripresa che sembrava ancora irraggiungibile. Quando Lucio Dalla partecipa a Sanremo negli anni della crisi, viene visto come un alieno, considerato troppo strano e troppo poco sanremese, eppure, col senno di poi, Dalla rappresentava il futuro che bussava alla porta e Sanremo non lo riconosce.

Lucio Dalla – 1971

Anna Oxa – 1978
Tentativi di rimonta
Il Festival fatica, inciampa ma non muore. Sopravvive quasi per inerzia sostenuto più dalla tradizione che dall’entusiasmo diventando specchio delle contraddizioni italiane: conservatore, fragile, spesso fuori tempo, passando quasi inosservato.
Gli anni della crisi non sono solo un fallimento ma diventano una fase di transizione necessaria. Perché anche Sanremo, come il Paese, doveva perdersi un po’ per potersi ritrovare. Il 1980 segna la fine simbolica di questa lunga crisi. Con gli anni ’80 c’è il ritorno del pubblico, lo spettacolo, la televisione che cambia tutto.
Prossimamente
Nel prossimo articolo dedicato alla storia di Sanremo verrà fatto un piccolo approfondimento sulla figura di Pippo Baudo. Sanremo dal 1981 diventa uno spettacolo televisivo; il varietà si impossessa della kermesse.

