Il Natale, una delle festività più universali e attese, ha subito negli ultimi decenni una trasformazione profonda. Da momento di celebrazione religiosa e familiare, il Natale è diventato una macchina commerciale che alimenta il consumismo globale. Quello che un tempo era un periodo di raccoglimento, riflessione e scambio affettuoso tra persone, è oggi spesso vissuto come una frenesia di acquisti e consumi.
Il Natale è l’emblema, la rappresentazione perfetta di quella evoluzione che la nostra società ha affrontato e subito.
L’origine della festività e naturalmente legata alla religione cristiana ma nei secoli, però, la festività è stata progressivamente integrata con altre tradizioni culturali e, soprattutto, ha subito un processo di commercializzazione.
il Natale ha iniziato a essere vissuto sempre più come un’occasione di scambio di regali. Questo fenomeno è stato amplificato dal capitalismo, che ha trovato nel Natale un’opportunità d’oro per stimolare i consumi. Le vetrine natalizie sono diventate un richiamo irresistibile, le campagne pubblicitarie un invito a spendere. Così, il Natale, un tempo un periodo di intimità familiare e spirituale, ha cominciato a essere vissuto anche come una sessione di shopping terapeutico.
Tutto ciò viene enfatizzato dalla nostra tendenza ad essere facilmente manipolabili e influenzabili, basti pensare a quanto social come TikTok o Instagram ci presentino sempre più frequentemente video come case addobbate, idee regali, location da visitare e tanto altro ancora.
Questi elementi sono il connubio perfetto tra la voglia di sentire quella magica atmosfera natalizia al nostro constante bisogno di novità, di nuovo.
Noi tendenzialmente siamo portati a percepire l’ avvicinarsi di questa festività solo attraverso scelte di marketing e di commercio.
Solo quando entriamo in un centro commerciale e vediamo le vetrine addobbate, oppure quando scendiamo in centro e vediamo le luci accese capiamo che il Natale è vicino.
Per non parlare poi della “corsa al regalo”
Mi piace considerarla una vera e propria corsa al consumismo, come intesa dai sociologi della scuola di Francoforte.
Il gesto dello scambio di regali, che un tempo rappresentava un semplice atto di affetto e pensiero, oggi spesso si trasforma in una competizione per chi fa il regalo più costoso o originale. Il consumismo natalizio ha instaurato la convinzione che la qualità di una relazione possa essere misurata dal valore materiale di un dono
Oltre a generare una pressione psicologica e sociale, il consumismo natalizio ha impatti negativi anche sull’ambiente. Ogni anno, milioni di tonnellate di rifiuti vengono prodotti a causa degli imballaggi dei regali, delle decorazioni usa e getta e delle merci che non vengono nemmeno utilizzate. Le festività sono diventate un paradosso ecologico: si celebra il dono, ma si produce una quantità incredibile di sprechi. Le luci natalizie, per esempio, spesso sono alimentate da fonti di energia non rinnovabile, e i regali che acquistiamo per gli altri sono realizzati in fabbriche che sfruttano risorse naturali in modo insostenibile.
Insomma l’emblema di questa festività che dovrebbe essere la gentilezza, l’affetto, la vicinanza e la famiglia si è tradotto ( l’abbiamo tradotto ) in termini come consumismo ed omogeneità.
La domanda che ci poniamo, quindi, è: come possiamo resistere al consumismo senza rinunciare alla bellezza del Natale? Forse il primo passo è tornare a comprendere che il valore del Natale non sta nel “cosa” regaliamo, ma nel “come” lo facciamo.
Anche se ogni anno abbiamo iniziato a togliere delle sedie da quelle tavolate che ormai non ci sembrano più così grandi bisogna fare spazio a quelle che rimangono, ricordandoci che sono proprio quelle sedie a fare la magia del Natale.
Di Miriam Guarino

