Ci sono viaggiatori che visitano una metropoli, scattano la classica cartolina da Times Square e tornano a casa con il ricordo di ciò che il turismo ha già preconfezionato per loro. E poi ci sono persone che con una città stringono un patto viscerale, una relazione d’amore profonda, complessa, quasi un’ossessione visiva ed emotiva. Tony Balbi, che il popolo del web conosce e ama come Tony Like a Local, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.
Quando ho aperto la prima puntata della nuova stagione de “Le Chicche di Chicca” per collegarmi con lui, ho capito fin dai primi minuti che non avremmo fatto la solita lista di attrazioni. Tony non vende turismo, non dispensa consigli su dove scattare il selfie perfetto. È uno storyteller puro, capace di prenderti per mano e proiettarti a migliaia di chilometri di distanza con la sola forza delle parole e della sua esperienza vissuta.
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Un amore platonico diventato identità
Il legame tra Tony e la Grande Mela non è nato per caso né da un giorno all’altro. Ha radici profonde, piantate nell’infanzia attraverso la cultura pop degli anni ’80 e ’90, tra i primi album dal sapore filoamericano di Jovanotti, i film, i libri e le serie tv. Un amore rimasto sospeso, quasi platonico, fino al 2017, quando a 34 anni ha finalmente preso quel volo tanto desiderato.
Andare a New York per la prima volta in età adulta gli ha confermato che ciò che aveva sognato da bambino era reale, fino a trasformare quel viaggio in una doppia vita che oggi lo vede trascorrere dai quattro ai cinque mesi l’anno a stretto contatto con l’anima americana, dividendosi costantemente tra Roma e gli Stati Uniti.
Oltre la cartolina: la calma di Brooklyn e i mondi sospesi
Nel corso della nostra chiacchierata, Tony mi ha guidata lontano dai soliti grattacieli luccicanti, svelandomi una città dai ritmi inaspettati. Quando gli ho chiesto qual è la prima immagine che gli viene in mente pensando a New York, non mi ha parlato delle luci accecanti del centro, ma della quiete che si respira tra le Brownstones di Brooklyn — una serenità residenziale unica, quasi surreale per una metropoli di quelle dimensioni.
Mi ha raccontato di come basti un solo passo a Williamsburg per varcare un confine invisibile ed entrare in un’altra epoca, all’interno del quartiere ebraico ortodosso delimitato dall’Eruv, un filo sospeso nell’aria che estende simbolicamente i confini di casa per il giorno dello Shabbat. Tra aneddoti divertenti, come l’imbarazzo improvviso nel registrare video per strada quando incrocia turisti italiani, e figure leggendarie come il Naked Cowboy, Tony ha dipinto una New York autentica, fatta di libertà assoluta, ma anche di spietate contraddizioni, come gli affitti da capogiro e quel freddo polare d’inverno che ti penetra fin dentro le ossa.
“L’ennesimo libro su New York”: perché questo è davvero diverso
Il momento più intimo del nostro incontro è stato la presentazione del suo debutto editoriale, dal titolo provocatorio ma incredibilmente sincero: “L’ennesimo libro su New York – però giuro che questo è diverso”.
Il libro nasce come una vera e propria “antiguida”. Se i manuali classici rischiano di rimpicciolire le città incanalando i viaggiatori dentro percorsi obbligati, l’opera di Tony invita a fare esattamente l’opposto: perdersi in ciò che sta “nel mezzo”. Attraverso sei pilastri fondamentali — le persone, i soldi, il tempo, gli odori, i rumori e l’estetica — Tony analizza l’architettura umana ed emotiva della città, spingendoci a osservare come vivono i newyorkesi piuttosto che a correre da una tappa all’altra.
Il prossimo appuntamento dal vivo
Ascoltare la storia di Tony mi ha ricordato quanto le città siano fatte dalle persone che le abitano e da come scegliamo di guardarle. New York non è soltanto una destinazione geografica, ma uno stato d’animo capace di trasformarti.
Se anche voi volete incontrare Tony Balbi dal vivo, scambiare due chiacchiere con lui e scoprire la sua storia fuori dallo schermo, l’appuntamento da non perdere è per il prossimo 18 ottobre a Sapri (SA). Nel frattempo, lasciatevi conquistare dalle sue pagine: vi prometto che non guarderete mai più la Grande Mela con gli stessi occhi.

