Home CulturaPupi Avati, una vita tra cinema e cultura: il Torino Film Festival celebra un maestro italiano

Pupi Avati, una vita tra cinema e cultura: il Torino Film Festival celebra un maestro italiano

Il regista bolognese riceverà il Premio speciale Fondazione CRT durante la 42ª edizione del Torino Film Festival. Nell'occasione sarà presentato in anteprima mondiale Un Natale a casa Croce, il documentario dedicato alla vita e al pensiero di Benedetto Croce. 25 novembre 2024

by Aurelia Santoro

Il cinema italiano torna a celebrare uno dei suoi autori più prolifici e riconoscibili. Pupi Avati sarà insignito del Premio speciale Fondazione CRT nell’ambito della 42ª edizione del Torino Film Festival, in programma dal 22 al 30 novembre 2024. L’annuncio è arrivato il 25 novembre, mentre la cerimonia di consegna è prevista per la sera del giorno successivo, 26 novembre, al Cinema Romano di Torino.

Il riconoscimento nasce per celebrare personalità del mondo del cinema, della cultura e dello spettacolo che, attraverso il proprio lavoro, hanno contribuito alla valorizzazione dell’arte cinematografica in Italia e nel mondo. Nel caso di Avati, il premio si inserisce all’interno di una carriera lunga e attraversata da generi, linguaggi e forme espressive differenti.

Regista, sceneggiatore, produttore e autore, Pupi Avati ha costruito nel corso dei decenni un percorso personale all’interno del cinema italiano, passando dal cinema di genere alla commedia, dal racconto familiare alle storie più intime e legate alla memoria. La sua attività, inoltre, non si è limitata al grande schermo: nella sua produzione convivono anche esperienze legate alla televisione, alla letteratura e alla musica. Proprio questa dimensione trasversale viene sottolineata dal Torino Film Festival nel presentare il riconoscimento.

Il premio arriva inoltre in un momento particolarmente significativo per il regista, che al festival porta una nuova opera dedicata a una delle figure più importanti della cultura italiana del Novecento: Benedetto Croce.

Si tratta di Un Natale a casa Croce, documentario presentato in anteprima mondiale durante il Torino Film Festival. L’opera ripercorre la vita del filosofo e senatore italiano, figura centrale della cultura e del pensiero del nostro Paese. Il film è inserito nella sezione Fuori Concorso del 42° Torino Film Festival.

La scelta di dedicare un documentario a Croce si lega così a uno dei temi che attraversano il lavoro di Avati: il rapporto con la memoria e con le figure che hanno contribuito a costruire la cultura italiana. Il cinema diventa ancora una volta uno strumento per recuperare una storia e restituirla a un pubblico contemporaneo attraverso un linguaggio accessibile.

La cerimonia di premiazione è prevista per martedì 26 novembre alle ore 21, al Cinema Romano. A consegnare il riconoscimento sarà Giampiero Leo, consigliere e coordinatore della commissione Arte e cultura, welfare e territorio della Fondazione CRT. Alla serata saranno presenti anche Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema, Carlo Chatrian, direttore del Museo, e Giulio Base, direttore del Torino Film Festival.

Per il festival torinese, il riconoscimento rappresenta quindi anche un modo per mettere al centro il valore della continuità artistica. In un panorama cinematografico in continua trasformazione, la figura di Avati rappresenta un ponte tra diverse epoche del cinema italiano: dagli anni degli esordi fino alle produzioni più recenti, mantenendo una costante attenzione verso la narrazione e verso i personaggi.

Il 42° Torino Film Festival, diretto per la prima volta da Giulio Base, si svolge dal 22 al 30 novembre 2024 e propone un programma costruito intorno al cinema indipendente, alla ricerca e alla sperimentazione. La presenza di Avati si inserisce dunque in un’edizione che guarda alla storia del cinema senza rinunciare alla valorizzazione dei nuovi autori e dei nuovi linguaggi.

Il premio a Pupi Avati diventa così più di un semplice riconoscimento alla carriera. È l’occasione per riportare l’attenzione su un autore che, attraverso il cinema, ha raccontato generazioni, sentimenti, paure, memoria e trasformazioni della società italiana.

E proprio attraverso la storia di Benedetto Croce, affidata al suo ultimo documentario, Avati torna a interrogarsi sul rapporto tra cultura, memoria e identità. Un percorso che conferma una delle caratteristiche più longeve della sua filmografia: la capacità di guardare al passato per raccontare, in qualche modo, anche il presente.