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Roberto Breda e Martin Castrogiovanni ospiti al Giffoni in a Day

Cinquecento ragazzi incontrano il tecnico della Salernitana: “Migliorarsi ogni giorno per crescere e maturare”. La leggenda del rugby: “Insieme possiamo costruire un mondo diverso”

by Elena Scisci
Giffoni Sport nuova anima di #Giffoni, interamente dedicata al mondo delle discipline sportive: attività, conoscenza,
dibattiti, confronti, emozioni. Un format innovativo, destinato agli appassionati, ma anche ai cultori delle varie discipline. Una palestra di vita, protagonisti di un unico gioco da vivere senza limiti di spazio né di tempo!
Anche il “Giffoni in a Day” ha avuto come protagonista il format legato allo sport. Cinquecento ragazzi hanno gremito la Sala Truffaut della Cittadella del Cinema di Giffoni Valle Piana per una mattinata all’insegna di cinema, testimonianze, storie di vita. Protagonisti gli studenti dell’Istituto Comprensivo “Don Milani-Linguiti” di Giffoni Valle Piana e del “Convitto Nazionale” Pietro Colletta di Avellino. 
Ad aprire la giornata la visita in sala di Roberto Breda, allenatore professionista di calcio con un passato da calciatore professionista in serie A e B, con una profonda conoscenza sul calcio,  è stato acnhe relatore per 3 edizioni al Coach Experience, il più grande evento nazionale dedicato ai tecnici.
Ha portato squadre alla salvezza, ha fatto esordire calciatori, attuale allenatore della Salernitata: : “Parlare ai ragazzi mi permette di ricordare quello che sono stato io da giovane. Da adolescente avevo il sogno di diventare un calciatore. Ho avuto la fortuna di trasformarlo nel mio lavoro. Il mio motto è quello che trasferisco a tutti voi: fare le cose con piacere, con la voglia di divertirsi. Conta sempre puntare al massimo, avere la voglia di migliorarti. A prescindere dallo sport, nella vita di tutti i giorni è fondamentale avere degli scopi precisi”.

Tanti gli applausi e gli interventi in sala dei più giovani, con domande su diversi argomenti.

Breda si è soffermato sul valore dello sport: Ti permette di misurarti costantemente con l’altro, rimetterti in gioco ogni giorno. Anche quando le cose non vanno bene, invece di pensare ad attribuire colpe ad altri, o ad esempio appellarsi contro la sfortuna, occorre capire cosa ti insegna la vita. Cosa e dove poter migliorare. C’è sempre una lezione di fondo che ti resta per tutta la vita. L’essere allenatore? Mi piace più adesso essere tecnico che la mia prima esperienza da calciatore. Fare l’allenatore vuol dire provare a dare una mano ai ragazzi, farli crescere, aiutare a realizzare i loro sogni. Avere ragazzi che seguono la tua idea è stimolante, sapere che danno il massimo in campo e lottano per raggiungere un obiettivo mi piace davvero tanto. E poi è fondamentale allenare la testa, avere un pensiero colto e positivo per affrontare ogni sfida”.

Il tecnico si è soffermato anche sul momento attuale della Salernitana: “La vittoria sul Modena è stata importante, ci ha ridato serenità. Andremo a Bari con la voglia di misurarci e di provare a dare il massimo. In questa settimana il messaggio è quello di ottenere un risultato prezioso a Bari perché sarebbe un passo importante per noi”.

Nel pomeriggio invece, è stato tempo di fare un salto nel mondo del rugby con Martin Castrogiovanni, già ospite nello scorso luglio a #Giffoni54: “L’energia di Giffoni è unica. Quello che ho vissuto la scorsa estate è stato meraviglioso. Ho percepito il calore, le emozioni che questa realtà meravigliosa trasferisce alle giovani generazioni. Lavoro tanto con i giovani e so bene cosa significa aiutare tutti quelli che mi sono vicini. Personalmente credo che sia importante ricambiare quello che lo sport ci ha donato in vita”.

Più difficili dei tanti placcaggi in carriera rispondere alle curiosità dei bambini: “Perché faccio del bene con le mie attività nel sociale con l’accademia “Castro Rugby Academy”? Perché permette di stare bene con sé stessi, favorisce lo sviluppo di una società più coerente e la costruzione di un mondo migliore. Lo sport per me è stata vita vera. Ho vinto tanto, ho avuto una carriera meravigliosa ma ho dovuto superare anche tanti ostacoli. Penso agli infortuni che mi hanno condizionato ma non mi hanno mai fermato grazie alla forza, al coraggio, alla determinazione di avere la meglio. Anche quando ho scelto di ritirarmi, mi ha accompagnato la tristezza perché stava per concludersi un percorso meraviglioso. Eppure poi ha avuto la meglio la felicità per quello che avevo fatto in campo e per le pagine successive che sto scrivendo”. Anche coltivando le amicizie nate sul rettangolo verde: “Ho avuto tante persone che hanno giocato con me e che ritrovo nei momenti difficili. Un abbraccio, una carezza, una parola di conforto è fondamentale per superare le avversità. Faccio due esempi: Sergio Parisse, uno dei più grandi capitani della Nazionale italiana, e Gonzalo Canale. Un rimpianto? Non aver vinto il Sei Nazioni”.

 

Ad intervallare la presenza e le interviste dei ragazzi ai due ospiti, le parole del direttore generale di Giffoni Jacopo Gubitosi“Oggi abbiamo celebrato lo sport. Lo abbiamo fatto con due campionissimi: Roberto Breda è stata una bandiera della Salernitana. Martin Castrogiovanni è una leggenda del rugby, uno dei pionieri del movimento negli anni duemila. Personaggi che hanno dimostrato di avere una storia importante alle loro spalle. Sono sicuro che i ragazzi hanno recepito messaggi preziosi per la loro crescita, sottolineando quanto i sogni possano diventare realtà attraverso la passione e il sacrificio”.

Giffoni è anche cinema, i ragazzi hanno avuto la possibilità di vedere il film “La bicicletta di Bartali”, un’opera straordinaria presentata lo scorso anno al Giffoni54 nella sezione +10.

Una storia di amicizia che va oltre lo sport. La loro storia diventa un inno alla tolleranza, alla collaborazione e alla capacità dello sport di costruire ponti tra culture diverse.La bicicletta di Bartali è in grado di intrecciare storia e attualità, emozionando e ispirando con un messaggio potente sull’amicizia e sul coraggio. Diretto da Enrico Paolantonio, il film è una coproduzione tra Italia, India e Irlanda che rende omaggio al leggendario ciclista Gino Bartali e alla sua straordinaria eredità morale. Il film nasce da un’idea di Israel Cesare Moscati, regista e autore impegnato nella memoria della Shoah, scomparso nel 2019 e a cui l’opera è dedicata. Il lungometraggio ripercorre le gesta eroiche di Bartali, che nella Toscana del 1943-44 trasportò documenti falsi con la sua bicicletta per salvare centinaia di ebrei dalla persecuzione nazifascista. Sessant’anni dopo, a Gerusalemme, la sua bicicletta diventa il simbolo dell’avventura di David, un giovane ciclista ebreo che stringe un’insolita amicizia con Ibrahim, un ragazzo arabo. Nonostante le divisioni imposte dalle rispettive comunità, i due trovano nella passione per il ciclismo un linguaggio comune, affrontando ostacoli e pregiudizi per realizzare il loro sogno di vincere un campionato.

Note di regia
“La storia che abbiamo scelto di raccontare ruota attorno al concetto di amicizia. Un’amicizia che si presenta semplice e universale nella sua essenza, basandosi sulla condivisione di passioni e sul reciproco sostegno. Tuttavia, il contesto in cui i due ragazzi vivono rende questa amicizia “proibita”.
Gerusalemme, città ricca di storia e di contrasti, rappresenta un microcosmo in cui le divisioni religiose e sociali possono ostacolare la nascita di legami autentici.  David, ebreo, e Ibrahim, arabo, si ritrovano a dover superare pregiudizi e diffidenze per coltivare la loro amicizia.
La passione per il ciclismo diventa un terreno comune su cui costruire un legame che va oltre le divisioni imposte dalla società.
Il loro percorso non è privo di ostacoli: i due ragazzi si scontrano, influenzati dalle pressioni esterne e dalle incomprensioni, ma nel dubbio e nell’incertezza si analizzano e infine si riconoscono l’uno nell’altro, scoprendo una profonda affinità che li unisce. Con coraggio e tenacia, David e Ibra affrontano le sfide che si presentano loro, sia fisiche che morali. La loro amicizia diventa una forza che li spinge a superare le barriere e a perseguire i propri sogni.
Ed è a questo punto che la passione per il ciclismo assume un valore simbolico. Non si tratta solo di agonismo, ma di una “scuola di vita e solidarietà”, come la definisce Gino Bartali in uno dei momenti cruciali del film.
Attraverso lo sport, David e Ibra imparano il rispetto reciproco, la collaborazione e il sacrificio, valori che si estendono ben oltre l’ambito sportivo. Per questo la loro storia diventa un invito a superare le divisioni e ad abbracciare l’universalità dell’amicizia.
Consapevoli della delicatezza del tema trattato, la scelta è stata di optare per un’animazione “contenuta”, evitando di eccedere nelle mimiche e nelle espressioni dei personaggi. La priorità era mantenere la credibilità della recitazione e della messa in scena. I personaggi, disegnati da Corrado Mastantuono, si inseriscono perfettamente nei fondali di Andrea Pucci, caratterizzati da colori rigorosi ed evocativi, creando un’atmosfera ricca di emozioni che diventa un ulteriore elemento portante della narrazione.
L’utilizzo del “racconto nel racconto”, con i disegni infantili di Sarah, ci ha permesso di alleggerire la narrazione e di introdurre un elemento di fantasia. Questo stratagemma rende il film fruibile anche ad un pubblico più giovane, senza sacrificare la profondità del tema. Le due realtà, quella realistica e quella immaginaria, si uniscono creando un’esperienza ricca di sfumature, consentendo allo spettatore di percepire la vita a Gerusalemme, lasciandolo libero di esplorare il regno più fantasioso dei sogni.”
La bicicletta di Bartali come simbolo
È intrigante lo spunto alla base de La bicicletta di Bartali, che viene da un’idea di Israel Cesare Moscati alla cui memoria il film è dedicato. Scomparso nel 2019, infatti, Moscati è stato autore di testi e documentari sulla Memoria e sulle persecuzioni nazifasciste nei confronti della comunità ebraica di Roma, che qui diventano punto di partenza di una storia che guarda avanti, proponendo una visione di speranza per le nuove generazioni. Quella forte idea è stato poi sviluppata con lo sceneggiatore Marco Beretta per Rai Kids, coinvolgendo diversi team dell’Europa e dell’Asia e un elaborato lavoro tecnico che si è basato su oltre 1000 fondali a far da background realizzati in 2D. Se il lavoro sugli sfondi è firmato dall’artista e designer Andrea Pucci, il character design è invece di Corrado Mastantuono. Il tutto è stato confezionato e diretto da Enrico Paolantonio, già regista di diverse produzioni come Dragonero, 44 gatti, Le straordinarie avventure di Jules Verne o Egyxos.
La tecnica al servizio del racconto
A chi è abituato a guardare tanta animazione è ovviamente chiaro il non trovarsi al cospetto di una grandissima produzione, almeno se la si confronta con i titoli dei grandi studi americani che catalizzano l’attenzione anche nelle sale italiane, ma sarebbe ingiusto pretenderlo. Quel che colpisce e che conta è come le risorse siano utilizzate, come La bicicletta di Bartali abbia un tasso tecnico adeguato al racconto che porta avanti e al target che cerca di raggiungere. Se possa bastare per attirare l’attenzione nel complesso panorama delle sale di oggi è difficile dirlo, anche se la doppia arma di Tullio Solenghi nel cast vocale e il brano inedito dell’artista israeliana Noa con la collaborazione del chitarrista Gil Dor possono contribuire ad accendere riflettori sul progetto.
Elena Scisci