Tanti gli applausi e gli interventi in sala dei più giovani, con domande su diversi argomenti.
Breda si è soffermato sul valore dello sport: Ti permette di misurarti costantemente con l’altro, rimetterti in gioco ogni giorno. Anche quando le cose non vanno bene, invece di pensare ad attribuire colpe ad altri, o ad esempio appellarsi contro la sfortuna, occorre capire cosa ti insegna la vita. Cosa e dove poter migliorare. C’è sempre una lezione di fondo che ti resta per tutta la vita. L’essere allenatore? Mi piace più adesso essere tecnico che la mia prima esperienza da calciatore. Fare l’allenatore vuol dire provare a dare una mano ai ragazzi, farli crescere, aiutare a realizzare i loro sogni. Avere ragazzi che seguono la tua idea è stimolante, sapere che danno il massimo in campo e lottano per raggiungere un obiettivo mi piace davvero tanto. E poi è fondamentale allenare la testa, avere un pensiero colto e positivo per affrontare ogni sfida”.
Il tecnico si è soffermato anche sul momento attuale della Salernitana: “La vittoria sul Modena è stata importante, ci ha ridato serenità. Andremo a Bari con la voglia di misurarci e di provare a dare il massimo. In questa settimana il messaggio è quello di ottenere un risultato prezioso a Bari perché sarebbe un passo importante per noi”.
Nel pomeriggio invece, è stato tempo di fare un salto nel mondo del rugby con Martin Castrogiovanni, già ospite nello scorso luglio a #Giffoni54: “L’energia di Giffoni è unica. Quello che ho vissuto la scorsa estate è stato meraviglioso. Ho percepito il calore, le emozioni che questa realtà meravigliosa trasferisce alle giovani generazioni. Lavoro tanto con i giovani e so bene cosa significa aiutare tutti quelli che mi sono vicini. Personalmente credo che sia importante ricambiare quello che lo sport ci ha donato in vita”.
Più difficili dei tanti placcaggi in carriera rispondere alle curiosità dei bambini: “Perché faccio del bene con le mie attività nel sociale con l’accademia “Castro Rugby Academy”? Perché permette di stare bene con sé stessi, favorisce lo sviluppo di una società più coerente e la costruzione di un mondo migliore. Lo sport per me è stata vita vera. Ho vinto tanto, ho avuto una carriera meravigliosa ma ho dovuto superare anche tanti ostacoli. Penso agli infortuni che mi hanno condizionato ma non mi hanno mai fermato grazie alla forza, al coraggio, alla determinazione di avere la meglio. Anche quando ho scelto di ritirarmi, mi ha accompagnato la tristezza perché stava per concludersi un percorso meraviglioso. Eppure poi ha avuto la meglio la felicità per quello che avevo fatto in campo e per le pagine successive che sto scrivendo”. Anche coltivando le amicizie nate sul rettangolo verde: “Ho avuto tante persone che hanno giocato con me e che ritrovo nei momenti difficili. Un abbraccio, una carezza, una parola di conforto è fondamentale per superare le avversità. Faccio due esempi: Sergio Parisse, uno dei più grandi capitani della Nazionale italiana, e Gonzalo Canale. Un rimpianto? Non aver vinto il Sei Nazioni”.
Ad intervallare la presenza e le interviste dei ragazzi ai due ospiti, le parole del direttore generale di Giffoni Jacopo Gubitosi: “Oggi abbiamo celebrato lo sport. Lo abbiamo fatto con due campionissimi: Roberto Breda è stata una bandiera della Salernitana. Martin Castrogiovanni è una leggenda del rugby, uno dei pionieri del movimento negli anni duemila. Personaggi che hanno dimostrato di avere una storia importante alle loro spalle. Sono sicuro che i ragazzi hanno recepito messaggi preziosi per la loro crescita, sottolineando quanto i sogni possano diventare realtà attraverso la passione e il sacrificio”.
Giffoni è anche cinema, i ragazzi hanno avuto la possibilità di vedere il film “La bicicletta di Bartali”, un’opera straordinaria presentata lo scorso anno al Giffoni54 nella sezione +10.
Una storia di amicizia che va oltre lo sport. La loro storia diventa un inno alla tolleranza, alla collaborazione e alla capacità dello sport di costruire ponti tra culture diverse.La bicicletta di Bartali è in grado di intrecciare storia e attualità, emozionando e ispirando con un messaggio potente sull’amicizia e sul coraggio. Diretto da Enrico Paolantonio, il film è una coproduzione tra Italia, India e Irlanda che rende omaggio al leggendario ciclista Gino Bartali e alla sua straordinaria eredità morale. Il film nasce da un’idea di Israel Cesare Moscati, regista e autore impegnato nella memoria della Shoah, scomparso nel 2019 e a cui l’opera è dedicata. Il lungometraggio ripercorre le gesta eroiche di Bartali, che nella Toscana del 1943-44 trasportò documenti falsi con la sua bicicletta per salvare centinaia di ebrei dalla persecuzione nazifascista. Sessant’anni dopo, a Gerusalemme, la sua bicicletta diventa il simbolo dell’avventura di David, un giovane ciclista ebreo che stringe un’insolita amicizia con Ibrahim, un ragazzo arabo. Nonostante le divisioni imposte dalle rispettive comunità, i due trovano nella passione per il ciclismo un linguaggio comune, affrontando ostacoli e pregiudizi per realizzare il loro sogno di vincere un campionato.

