Istituita dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) per sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle più gravi violazioni dei diritti dell’infanzia. Dodici storie raccolte dall’ILO raccontano la dura realtà di milioni di bambini costretti a lavorare in condizioni pericolose, spesso senza alcuna tutela.
Una sfida globale ancora lontana dall’essere vinta
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi vent’anni, il fenomeno del lavoro minorile resta allarmante. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con l’obiettivo 8.7, mira a eliminare il lavoro minorile entro il 2025. Tuttavia, i dati più recenti mostrano una stagnazione a livello globale dal 2016.
Secondo il rapporto dell’ILO e dell’UNICEF, nel 2020 oltre 160 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni erano coinvolti nel lavoro minorile. Di questi, quasi 80 milioni svolgono attività pericolose che mettono a rischio la loro salute, sicurezza e sviluppo psico-fisico. La pandemia di Covid-19 ha aggravato la situazione, spingendo nella miseria milioni di famiglie e costringendo altri 9 milioni di minori al lavoro.
Dove il fenomeno è più diffuso
La questione è estremamente seria in Africa subsahariana, dove si evidenzia il maggior numero di bambini impegnati nel lavoro, ma anche l’Asia meridionale e sud-orientale si confronta con un fenomeno comune. I maschi risultano maggiormente impegnati nelle occupazioni manuali e agricole, mentre le femmine, spesso trascurate nelle statistiche, vengono utilizzate nelle attività domestiche, che non sono esenti da abusi e sfruttamento.
La povertà come causa principalmente
La povertà continua a essere il principale fattore del lavoro infantile. Numerosi genitori, non riuscendo a garantire il mantenimento della famiglia, devono far lavorare i propri figli in piantagioni, miniere, fabbriche o discariche. In tali circostanze, l’educazione diventa marginale, trasformandosi in un privilegio per pochi.
Attualmente 53 milioni di bambini lavoratori non vanno a scuola, mentre altri devono affrontare un doppio impegno: studiare e poi lavorare. Di conseguenza, molti interrompono il percorso di studi, danneggiando in modo irreversibile le opportunità di una vita più promettente.
Un fenomeno anche italiano ed europeo
Anche in Europa, la questione è reale. Nel 2021, più di 200.000 bambini e adolescenti sono stati inducendo alla povertà, portando il totale a 19,6 milioni. In Italia, circa 1 minore su 15 tra i 7 e i 15 anni ha vissuto esperienze di lavoro infantile. Il totale di giovani in povertà assoluta ha raggiunto 1 milione e 382 mila, corrispondente al 12,1% delle famiglie con bambini.
Le soluzioni: istruzione, protezione sociale e salari dignitosi
Per affrontare seriamente il lavoro minorile, è necessaria un’azione strutturata e su più livelli:
1) Disponibilità di educazione gratuita e di qualità
2) Sistemi di sostegno sociale per le famiglie
3) Migliori condizioni lavorative per gli adulti, partendo da retribuzioni adeguate 4) Registrazione continua delle nascite, per tutelare ogni bambino dall’ignoto e dallo sfruttamento.
Secondo l’articolo 32 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, ogni bambino ha il diritto di essere protetto dallo sfruttamento economico e da qualsiasi attività che potrebbe danneggiare la sua educazione, salute o sviluppo. Malgrado la ratifica delle convenzioni internazionali da parte della maggior parte degli Stati, il lavoro minorile persiste ed è spesso invisibile.
Conclusione: una responsabilità condivisa
La rimozione del lavoro infantile non rappresenta solo un problema etico, ma si presenta anche come una sfida legata alla giustizia sociale e alla sostenibilità del progresso. Tutti noi abbiamo una funzione: enti, imprese, utenti. Solo mettendo i diritti dei minori al centro delle scelte economiche e sociali e cooperando, potremo realmente sperare in un mondo in cui nessun bambino debba lavorare, ma tutti possano aspirare, apprendere e crescere liberamente.
Scrivere questo articolo mi ha portato a considerare quanto, troppo frequentemente, diamo per scontati diritti essenziali come l’educazione e il divertimento. Riflettere sul fatto che milioni di bambini nel mondo non possano vivere un’infanzia felice a causa di problemi economici mi tocca profondamente. Ritengo che l’informazione debba stimolare la consapevolezza e anche incoraggiare all’azione. Poiché il cambiamento inizia sempre da chi ha il coraggio di osservare la realtà e scegliere di non rimanere indifferente.
Rossella Noschese

