Home Attualità“Sotto attacco di panico”: Gabriele Parpiglia e il coraggio di ricominciare da zero

“Sotto attacco di panico”: Gabriele Parpiglia e il coraggio di ricominciare da zero

Non è solo un libro, è un grido di libertà. Ai microfoni di RCS75, il racconto senza filtri di chi ha trasformato il burnout in una nuova e potente ripartenza.

by Francesca De Vincenzo

C’è un momento, nella vita di chi corre sempre a cento all’ora, in cui il motore si rompe. Per Gabriele Parpiglia, giornalista, scrittore e autore dei più grandi successi TV,  quel momento ha avuto un nome preciso: burnout. Ospite nel mio salotto radiofonico “Le Chicche di Chicca”, Gabriele ha portato con sé molto più di un libro, ha portato la verità nuda e cruda di chi ha toccato il fondo e ha deciso di trasformare il fango in inchiostro.

 

 

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Il burnout e il dolore: quando il mondo si spegne

“Sotto attacco di panico” non è un romanzo e non è gossip. È un’inchiesta intima su se stesso e su una patologia invisibile che non fa sconti. Ai microfoni di RCS75, Gabriele è stato un fiume in piena: «Lo Stato deve inserire la salute mentale nelle scuole. Se hai un attacco di panico non serve un bicchiere d’acqua, servono cura e dignità». Dalla morte di Maurizio Costanzo, suo mentore e “bussola”, alla fuga verso Ibiza, «ero in uno stato di switch-off totale», confessa.  Il racconto si è snodato tra le pieghe di una fragilità che, paradossalmente, è diventata la sua nuova forza. 

L’estetica della caduta e l’arte della ripartenza

Il cuore dell’intervista (e del libro) è nella parola ripartenza. Parpiglia ha smontato il mito della perfezione: «L’accettazione della sconfitta è una forza». La sua rinascita ha il profumo dei viaggi estremi, dall’Islanda alla Norvegia, lontano dalle luci dei riflettori e vicino ai silenzi dell’Artico. Ha messo da parte l’illusione di dover “salvare il mondo” per salvare, finalmente, se stesso.

La scrittura come ancora di salvezza

«Se mi dovessero dire di salvare una sola cosa della mia vita, metterei la scrittura al primo posto», racconta Gabriele con la sincerità di chi ha trovato nelle parole l’unico modo per non annegare. Per lui, scrivere è un’esigenza viscerale, un amore nato da bambino con una macchina da scrivere che ancora oggi conserva con cura, simbolo di un’identità che nessun successo mediatico ha mai potuto scalfire.

Un messaggio per chi resta in ascolto

Tra un aneddoto su Salerno e una riflessione tagliente sul mondo dei social, Gabriele ci ha lasciato una lezione importante: non bisogna vergognarsi di cadere. Perché è solo quando ammetti di essere “sotto attacco” che puoi iniziare a pianificare la tua controffensiva.

Il tour prosegue nelle librerie di tutta Italia, ma l’eco delle sue parole resta qui, tra i nostri microfoni: ripartire non è solo possibile, è un dovere verso noi stessi.