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Radio Castelluccio: da sogno a realtà

by Benedetta Gambale

Il 14 maggio 1976, a Battipaglia, nasce Radio Castelluccio, la prima radio libera della provincia di Salerno. Nata dal sogno e dall’intraprendenza di un gruppo di amici, in breve tempo si è concretizzata in una realtà sociale di rilievo, punto di riferimento non solo della città, ma dell’intera piana del Sele e di molti territori del Sud. Quelle voci, ormai amichevoli, divennero pian piano la quotidianità delle persone, la colonna sonora della loro giornata. Lucio Rossomando, erede di questa Family radiofonica e attuale Direttore, ci parla di come questa radio da sogno sia diventata realtà.

Quali sono gli esordi di Radio Castelluccio?

La prima trasmissione fu fatta nel 1976 con una sedia di legno. Svuotata della paglia, al centro venne messa questa antenna a croce il cui filo fu collegato al trasmettitore Collins: la radio si sentiva in tutto il quartiere. L’evoluzione tecnologica ha, da subito, iniziato ad essere molto rapida: nascono i primi programmi e si comprano i primi dischi. Dopo questo boom tra il ‘75 e il ‘76, tutti si misero a fare radio; a Battipaglia ce ne erano circa una decina: Radio Battipaglia, Radio Carina, Radio Gamma, Radio Mania, Radio Canale 95, l’unica che poi ha resistito fino agli inizi degli anni ’90. Dopo una serie di regolamentazioni (a partire dal 1976, quando le radio libere vennero legittimate), solo alcuni riuscirono a sopravvivere a causa di restrizioni e requisiti da dover avere.

Come la radio si è radicalizzata nel territorio?

Una radio locale, per radicalizzarsi, deve riuscire a distinguersi, deve dare voce, spazio e libertà di informazione ai cittadini. Ciò che ha contraddistinto Radio Castelluccio è il fatto di essere stata sempre una radio libera: libera perché ognuno poteva esprimere il proprio pensiero senza essere vincolato da nessuna forma di censura. Come ottenere il consenso? La radio, dagli inizi, è stato uno strumento di aggregazione sociale in grado di coinvolgere persone delle diverse estrazioni sociali: dal politico al professionista all’universitario. Un contenitore che abbracciava le problematiche di tutti, dando voce a tutte le figure esistenti sul territorio. Così si costruisce una vera e propria rete.

La radio era luogo di aggregazione, in grado di unire persone con le stesse passioni. Avere la radio nella propria città non solo era una novità assoluta, ma un modo per sentirsi rappresentati.

All’epoca del giradischi non c’era la regia automatica, quindi era necessaria la presenza costante di qualcuno che cambiasse i vinili una volta terminati. Solo successivamente nacquero le bobine ed i nastri. Per fare le trasmissioni 24 ore su 24, dunque, c’era bisogno di qualcuno dietro al mixer per tutta la giornata. Ecco che venivano stabiliti i turni, anche quelli notturni, e si faceva a gara a chi dovesse fare questo lavoro. Le persone citofonavano chiedendo di poter salire e visitare lo studio, prender parte a quella Family. Da mezzanotte alle cinque di mattina bisognava mettere i dischi in regia; non era considerato un lavoro pesante, anzi! Con sé si portava un amico e si trascorreva una notte diversa in radio, luogo di divertimento e aggregazione.

Qual è il programma storico di maggior successo della Radio?

Il programma musicale che ha riscosso più successo negli anni di vita della radio e che, all’epoca, divenne un vero e proprio evento, è stato 22411 – La tua musica, un programma di dediche e richieste in onda ogni giorno dalle 16.00 alle 17.30. Il 22411 era il numero di telefono della radio, bastava chiamare questo numero per richiedere la canzone che si voleva ascoltare o dedicare. Ogni dedica aveva un orario preciso di programmazione in modo tale che il richiedente sapesse a che ora avrebbe potuto ascoltarla. Tutti telefonavano, c’erano le lamentele di chi non riusciva a prendere la linea a causa delle numerose telefonate. Alcune persone, per ovviare al telefono occupato, si presentavano direttamente sotto la radio e al citofono chiedevano la dedica.

La vita era più viva, nulla era dato per scontato, ciò che oggi può sembrarci una piccolezza, a quell’epoca era frutto di emozione ed entusiasmo. Le dediche venivano usate al posto degli attuali sms, erano un modo per “messaggiare”, per darsi appuntamento: molte coppie, non avendo il telefono, usavano le dediche per sentirsi e scambiarsi messaggi romantici.

Nessuno all’inizio avrebbe mai creduto che da un sogno così bizzarro potesse nascere una realtà così grande. La radio è stata amplificatore delle emozioni, paure e bisogni delle persone. Ai microfoni è stata continuamente protagonista la vita. La radio ha unito le persone, ha permesso loro di avere uno sguardo più ampio sul presente, ha spinto al confronto, alla riflessione e non ha mai fatto sentire solo il radioascoltatore/cittadino.