Ed eccoci al secondo articolo completamente dedicato alla storia di Sanremo. Eravamo rimasti al nuovo volto di Sanremo per la sua prima volta in televisione sul Programma Nazionale (ex Rai 1). Se avete perso l’articolo tornate indietro nel tempo insieme a noi e andate a recuperare L’era di Sanremo dal 1951 al 1957.
Ma oggi parleremo della seconda era che va dal 1958 al 1967. Questo è stato un periodo di boom economico, l’Italia inizia a cambiare volto e con essa anche le canzoni. La trasformazione di Sanremo è graduale, non arriva all’improvviso ma si sente. In questi anni le canzoni in gara diventano più inquiete, scomode ma soprattutto più moderne.
Il 1958 è l’anno del cambiamento 
Nel 1958 Domenico Modugno calca il palco del Festival di Sanremo con Nel blu dipinto di blu. Il suo modo di muoversi diventa una componente importante ma al tempo stesso, le braccia aperte e la sua vitalità sono uno shock per un pubblico che fino ad allora ha assistito solo alla compostezza. E pensare, addirittura, che la canzone all’inizio non convinceva neanche perché considerata “troppo americana” e lontana dalla tradizione melodica classica. Ma forse, è stato proprio per questo motivo a farla diventare il primo vero successo globale della musica italiana, portando all’internazionalità anche Sanremo. La canzone arriva negli Stati Uniti, vince due Grammy e per la prima volta la kermesse viene vista come una fabbrica di musica pop moderna.
L’internazionalità acquisita
Negli anni successivi al ‘58, Sanremo prova a inseguire l’onda della commerciabilità e dell’internazionalità. Arrivano artisti stranieri invitati a cantare in italiano o a dividere il palco con interpreti italiani. È un’idea nuova per l’epoca: l’Italia non esporta solo melodie, ma le mette in dialogo con il mondo. La particolarità di quegli anni è che la maggior parte delle canzoni sanremesi vengono tradotte in altre lingue prima ancora di essere particolarmente famose in Italia. Ciò però comporta una difficoltà nel riconoscere chi sta cambiando davvero il linguaggio musicale.
L’era delle doppie facce
Uno dei dettagli tecnici più interessanti è che la canzone viene eseguita da due interpreti: uno tradizionale e uno più moderno. Da una parte Claudio Villa, dall’altra Adriano Celentano. Eleganza contro ritmo, compostezza contro istinto. Spesso il pubblico preferisce la versione classica ma, al tempo stesso, i dischi più venduti sono quelli più moderni. In questi anni arrivano i cosiddetti “urlatori”: Celentano, Little Tony, Tony Dallara. La stampa li guarda con sospetto, qualcuno li definisce addirittura pericolosi per i giovani proponendo di limitarne l’energia sul palco.
In pratica, il Festival è ancora strettamente legato al passato mentre le classifiche sono invase da versioni più contemporanee. Sanremo diventa il campo di battaglia tra un’Italia che vuole restare composta e una che ha voglia di alzare la voce. Spesso vince la prima ma solo sul palco.

Costumi e poca sfarzosità
In quegli anni il Festival smette di essere solo un concorso nazionale, diventa molto di più. I conduttori e le scenografie raccontano il cambiamento di Sanremo quasi più delle canzoni. I presentatori non sono protagonisti anzi devono quasi sparire dalla scena. Ogni parola è calibrata per non togliere spazio alla musica, ma soprattutto per non creare incidenti e l’abito è un semplice smoking scuro. Il loro lavoro è molto limitato, non possono improvvisare né lasciar trasparire delle scelte personali.
Così come l’abito anche le scenografie seguono lo stesso concetto. Il palco è elegante, sobrio, illuminato in modo uniforme, senza effetti né eccessi. E poi ci sono le vallette, sempre molto eleganti ma che non hanno parola. La loro funzione è puramente estetica, consegnano fiori, annunciano titoli, sorridono. E’ un Festival che usa il corpo femminile quasi esclusivamente come ornamento e non come voce.
Solo quasi alla fine di quest’era qualcosa cambia. I presentatori iniziano ad essere più sciolti e l’estetica delle scenografie cambia, diventando sempre più moderna e aperta al movimento. Ma questo passaggio è veramente lento e quindi, quando le canzoni parlano già di futuro, il Festival continua ad essere troppo tradizionale e retrogrado.
L’era Bongiorno 
Dal 1963 inizia la cosiddetta “Era Bongiorno”, dal nome del conduttore Mike Bongiorno che si conclude nel 1967; anche se poi tornerà per altre edizioni. In quegli anni a vincere fu principalmente la musica melodica: tra cui Gigliola Cinquetti al Festival del 1964 con Non ho l’età (per amarti), con la quale vince anche l’Eurovision Song Contest dello stesso anno.
Nel frattempo, i temi sociali e la contestazione iniziano ad apparire. Nell’edizione del 1966, Adriano Celentano presenta Il ragazzo della via Gluck, subito eliminata dalla competizione; l’anno successivo, gli intenti “rivoluzionari” (sebbene estremamente edulcorati) dei giovani fanno capolino con La rivoluzione di Gianni Pettenati e Proposta de I Giganti.
La frattura del 1967
Il 1967 è l’anno in cui il Festival conclude il suo cambiamento stilistico e questo è dovuto anche alla morte di Luigi Tenco nella sua stanza d’albergo all’Hotel Savoy di Sanremo. Tenco porta Ciao amore ciao, una canzone che parla di emigrazione, disillusione e fallimento ma viene eliminata. La sua morte scuote tutto e per la prima volta si parla di regole che non capiscono l’evoluzione musicale, di pressioni e giurie non del tutto oneste. Molti artisti per protesta vogliono auto-eliminarsi ma la kermesse va avanti. 
Questa morte ha fatto sì che la fase aurea di Sanremo finisse, dando inizio a un periodo nel quale l’Italia non sarà più la stessa e neanche il Festival.
La fine di un’epoca
Il periodo 1958–1967 è un decennio di passaggio. Sanremo non è più solo intrattenimento, ma non è ancora pronto a essere rivoluzionario, cerca di controllare il cambiamento pur non riuscendoci del tutto. Ma forse anche per questo è una delle ere più affascinanti.
Nel prossimo appuntamento si continuerà a parlare di questi anni del cambiamento fortemente segnati dalle rivolte sociali del ’68 e da giovani che non vedono più il Festival come un’istituzione. Gli anni bui stanno per iniziare.

