Stamattina, al bar, il giornale era piegato male. Le pagine di sport mescolate alla politica, un titolo tagliato a metà, una foto che sbucava dove non doveva. L’ho sistemato distrattamente e per un attimo mi sono fermata su un dettaglio: una penna dimenticata su un tavolino non troppo distante da mè. Mi è venuto da pensare che qualcuno, lì, stesse prendendo appunti, trattenendo qualcosa prima che sfuggisse.
È stato in quel gesto minuscolo che ho pensato a Gianni Minà. Alla sua agendina, sempre piena, sempre viva. Satura di numeri e nomi, certo, ma anche di incontri, attese, deviazioni. Minà non inseguiva le storie, le lasciava scorrere intorno a sè e con rispetto entrarci dentro. Con Muhammad Ali, con Fidel Castro, con Maradona. Forse è per questo che, a tre anni dalla sua scomparsa, parlarne oggi non ha nulla di celebrativo. Somiglia di più a un ritorno discreto, esattamente come ci aspetterebbe da lui. Al CONI è stato presentato Facce piene di pugni. Storie non solo di ring, un libro inedito che sembra riemergere con naturalezza, come se fosse sempre stato lì, in attesa di essere riaperto. In Facce piene di pugni il ring è un vero e prorio point of view sul Novecento, sulle sue tensioni sociali, sulle questioni razziali, sui rapporti tra potere e comunicazione. Minà entra nelle vite dei pugili senza forzature, restituendo complessità dove spesso si cerca solo spettacolo.
IL LIBRO
Pubblicato per la prima volta da Edizioni Minerva, grazie al lavoro della Fondazione Gianni Minà e alla cura di Loredana Macchietti, il volume nasce da materiali che portano ancora il segno del suo metodo: interviste e appunti raccolti tra Stati Uniti ed Europa seguendo il mondo della boxe. Questo è un progetto che si inserisce nel lavoro più ampio della Fondazione Gianni Minà, nata nel 2023 per custodire e valorizzare un patrimonio fatto di documentari, articoli e materiali inediti. Un impegno che ha già preso forma concreta, anche attraverso la creazione di un ’Archivio Digitale.
L’INCONTRO
Realizzato in collaborazione con l’USSI – Unione Stampa Sportiva Italiana, ha riunito giornalisti, istituzioni e protagonisti dello sport in un clima di condivisione e emotività.
Gianfranco Coppola, presidente dell’USSI, ha ricordato Minà come un maestro capace di lasciare un insegnamento continuo, fondato sul rispetto e sulla ricerca di un dialogo autentico tra chi racconta e chi ascolta. Per Roberto Mugavero, editore di Minerva, invece, la pubblicazione rappresenta un atto di restituzione: riportare alla luce un’opera che conserva intatta la forza dello sguardo di Minà, ancora oggi attuale. Loredana Macchietti, ancora, ha ricostruito la nascita del libro come il compimento di un progetto interrotto: una serie Rai sulla storia della boxe, mai conclusa. Da quei materiali, dalle interviste e dagli appunti, è nato questo volume, pensato già allora come una possibile via per non disperdere quel lavoro. Francesca Emilia Minà, infine ha sottolineato come queste pagine custodiscano lo sguardo del padre, uno sguardo che la Fondazione continua a proteggere e a trasmettere, costruendo reti e dialoghi. Walter DeGiusti, segretario generale FPI, ha infine ricordato il valore della “boxe romantica” di Minà: un racconto che supera il risultato sportivo per restituire il ring come scuola di vita.

