Il disagio giovanile, oggi, non fa rumore solo fuori: spesso abita le case, si nasconde nei silenzi, nelle porte chiuse, negli sguardi che si sfiorano senza incontrarsi. È proprio da qui che nasce l’incontro promosso dalla BCC Capaccio Paestum e Serino: dal bisogno di capire, ma soprattutto di tornare a parlarsi davvero.
Venerdì 10 aprile 2026, alle ore 17:30, nella Sala Mucciolo della sede centrale in Via Magna Grecia 345 a Capaccio Scalo, si terrà il seminario
“Disagio giovanile e dialogo familiare – Costruire ponti tra genitori e figli”. A offrire uno sguardo concreto su questo tema sarà Don Aniello Manganiello, sacerdote impegnato da anni a Scampia, dove il disagio giovanile non è un concetto astratto ma una realtà quotidiana. Il suo intervento porterà storie vere, ma anche strumenti e prospettive per affrontare le difficoltà senza sentirsi soli.
L’iniziativa, realizzata insieme all’Istituto IIS IPSAR Piranesi e al Giudice Onorario Sante Massimo Lamonaca, si rivolge in particolare ai genitori. A chi si trova a fare i conti con cambiamenti improvvisi, distanze difficili da colmare, parole che non arrivano o che sembrano non bastare. L’obiettivo è chiaro: comprendere meglio il disagio giovanile e riscoprire il valore del dialogo familiare. Perché non esistono formule perfette, ma esiste la possibilità di costruire, con pazienza, uno spazio di ascolto reciproco. Un luogo in cui i figli possano sentirsi visti e i genitori non si sentano soli nel loro ruolo.
Ad aprire l’incontro saranno i saluti istituzionali di Rosario Pingaro, Francesco Cerrone, Sante Massimo Lamonaca, Giancarlo Manzi, Alessandro Noce e Ludovica De Simone. Rispettivamente: il Presidente della BCC Capaccio Paestum e Serino, il Dirigente scolastico IIS IPSAR Piranesi, il Giudice On. Corte di Appello Salerno Sez. per i Minorenni, il Direttore Generale BCC Capaccio Paestum e Serino, il Presidente Mutua Madonna del Granato e Ludovica De Simone, Presidente BCC LAB Giovani Soci Capaccio Paestum e Serino.
Più che un semplice seminario, sarà un’occasione per dare un nome a ciò che spesso resta confuso e per riscoprire che il dialogo, anche quando sembra fragile, può diventare il primo passo per ritrovarsi.

