Home AppuntamentiVogue World 2026: Milano e la Magia del Made in Italy

Vogue World 2026: Milano e la Magia del Made in Italy

La moda celebra il genio umano: tra supermodel iconiche, star dello sport e le mani d'oro dei maestri artigiani.

by Francesca De Vincenzo

Milano ha il vizio di apparire composta e operosa fino al minuto prima di trasformarsi nel centro del mondo. È successo esattamente ieri sera, 22 settembre 2026, quando il “salotto buono” della città, la maestosa Galleria Vittorio Emanuele II, ha chiuso le sue porte d’ottone per spalancarle alla quinta, sfolgorante edizione di Vogue World. Un format itinerante nato nel 2022 dalla visione strategica di Anna Wintour — Chief Content Officer di Condé Nast e Global Editorial Director di Vogue — che dopo aver toccato New York, Londra, Parigi e Los Angeles, ha posato la sua corona d’alloro sotto la cupola ottagonale di Milano, con il patrocinio del Comune. 

Non si è trattato della solita passerella. Quello orchestrato da Condé Nast insieme alla regia visionaria di Marco Balich è stato un kolossal teatrale in 5 atti drammaturgici. In un’epoca dominata dall’imperativo dell’Intelligenza Artificiale, Milano ha rilanciato con la provocazione più audace: la celebrazione solenne del tocco umano, della manualità sartoriale e di quelle professionalità invisibili del Made in Italy senza le quali la bellezza non avrebbe forma.

Un parterre da favola, le super top model e la sartoria delle meraviglie

In una navata centrale trasformata in un set cinematografico globale, gli sguardi degli addetti ai lavori si sono incrociati con una concentrazione inedita di icone. Il gotha del fashion mondiale e le star del jet set internazionale hanno fatto fronte comune: da Miuccia Prada a Donatella Versace, passando per Alessandro Michele, Demna, Pierpaolo Piccioli, Stefano Dolce e Domenico Gabbana. Nel parterre d’eccezione, ad applaudire a bordo passerella c’erano leggende come Naomi Campbell, Jason Momoa, Dakota Johnson, Monica Bellucci, un’incantevole Jennifer Lopez che abbiamo anche visto sfilare in un abito bustier dal rigore drammatico ideato da Dolce e Gabbana e tantissimi altri protagonisti del cinema e della musica.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Vogue (@voguemagazine)

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Vogue (@voguemagazine)

Sulla passerella ha invece preso vita una costellazione di supermodel e volti simbolo della moda contemporanea. A guidare la sfilata con passo regale sono state l’eleganza magnetica di Mariacarla Boscono e il fascino solare di Gigi Hadid, affiancate da top del calibro di Adriana Lima, Irina Shayk, Vittoria Ceretti, Deva Cassel, chiamate a indossare pezzi d’archivio e creazioni haute couture che rappresentano la massima espressione del savoir-faire italiano.

Il capitolo dedicato al tailoring e alla sartoria ha regalato uno dei momenti più suggestivi: l’attrice Anna Ferzetti – per un tratto affiancata da Matteo Bocelli – ha ballato e si è scatenata lungo il perimetro della Galleria,  seguita da top model e altri artisti – tra cui Ghali –  che hanno calcato la scena attorniati da un corpo di ballo in eleganti completi sartoriali. 

I dettagli imperdibili : le vere chicche        

In un evento di portata globale così riccamente documentato, ci sono attimi e passaggi simbolici che meritano di essere riconsiderati con un occhio speciale. Ecco i momenti-chiave e le vere chicche della serata a cui prestare assolutamente attenzione:

  • I simboli milanesi in passerella: Il momento più pop e identitario si è consumato quando la moda ha incontrato l’anima della città. A sorpresa, la sfilata ha celebrato le icone e le eccellenze milanesi: dallo chef stellato Carlo Cracco, simbolo dell’alta gastronomia, fino ai calciatori dell’Inter Benjamin Pavard e Hakan Çalhanoğlu, che hanno sfilato sfoggiando la maglia nerazzurra.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Inter (@inter)

  • Il sipario di Roberto Bolle: Ad accendere l’incipit performativo è stato un omaggio alla perfezione della forma umana. Roberto Bolle, étoile del Teatro alla Scala, ha regalato un’esibizione d’apertura sotto la cupola di vetro, fondendo la danza classica con le geometrie dell’architettura milanese. 
  • L’effetto “Edicola d’Autore”: L’evento ha lasciato in eredità il Vogue Kiosk, un’edicola pop-up in centro con prodotti in edizione limitata disegnati da artisti locali. Inoltre, la manifestazione è stata accompagnata da una donazione di 2 milioni di euro destinata al Comune di Milano per sostenere progetti culturali e iniziative filantropiche sul territorio.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Vogue Italia (@vogueitalia)

Il “Fattore Umano” contro il dominio dell’algoritmo

Al di là dell’opulenza dei velluti e dei bagliori della haute couture, il messaggio politico e culturale che Vogue World 2026 lascia in eredità è chiarissimo. In una fase storica in cui l’AI generativa prova a ridisegnare i confini dell’immaginazione, Milano risponde mettendo al centro la mente, le mani e il cuore.

L’abito non è stato mostrato come semplice bene di consumo, ma come archivio vivente di storie, fatica e genialità. Le supermodel e gli artisti hanno portato in scena opere che nessun prompt potrà mai replicare, ricordandoci che se la tecnologia può accelerare i processi, solo la creatività umana sa trasformare un pezzo di stoffa in un’emozione immortale. Milano si conferma così non solo capitale dell’industria, ma anche fortezza inespugnabile dell’anima poetica della moda.