Nel corso del consueto appuntamento del sabato mattina con Socrate al Caffè, il programma condotto da Giovanna Di Giorgio, gli studi di Radio RCS75 hanno ospitato l’ex magistrato, già sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Oggi portavoce di Unione Popolare, l’ospite ha ripercorso la sua carriera, ricordando, tra l’altro, gli anni spesi come primo cittadino del capoluogo campano e affrontato doversi temi al centro del dibattito.
“Mi manca essere sindaco, certo. Come faccio a dire di no? Però sono stati dieci anni e mezzo tosti: sono stato il sindaco più longevo della storia di Napoli, dal 1806, quindi li sento sul mio corpo e sulla psiche. È chiaro che manca, ma non con quel mancare di rivendicazione. È un’esperienza chiusa. Ho dato e ho ricevuto tanto, fa parte della mia vita e spero della vita della città”. Davvero un’esperienza chiusa? “Chiusa – precisa de Magistris – nel senso che non potevo ricandidarmi. Poi, per quello che ho visto nella mia vita e che vedo, non si può più programmare, e quindi mai dire mai, non c’è dubbio. Anche se, pensando a come sono diventato sindaco nel 2011, quel tipo di esperienza rivoluzionaria, anomala, atipica, credo che sia irripetibile”.
Diversi gli argomenti trattati. A iniziare dalla questione del terzo mandato legata al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. “Non mi chieda sulla vocazione all’infinto di De Luca – ironizza – che è anche bella, se vogliamo, perché vede anche oltre quello che noi non vediamo, l’eternità. A parte questo egocentrismo forte che lo caratterizza, e fermo restando che ritengo il fatto che De Luca voglia così insistentemente procurarsi una legge per se stesso è sgradevole politicamente parlando, io credo che, soprattutto per i sindaci, ma anche per chi viene eletto direttamente dal popolo, il limite non sia una cosa giusta. Il limite è probabilmente giusto per i nominati, e invece non ci sono limiti per i parlamentari che, con questa legge, vengono di fatto scelti dai segretari di partito. Diverso è per un sindaco. Se non ci fosse stata questa legge, io mi sarei ricandidato – continua – Se il popolo ti elegge, perché mettere un limite? È il popolo che deve valutare se uno ha fatto bene o no”. E ancora: “Io e De Luca siamo molto diversi: io sono stato un uomo fuori dal sistema quindi il governo non mi ha avvantaggiato. Il sistema mi ha attaccato e colpito e forse governare mi ha fatto anche mettere in condizioni di perdere consenso. Invece De Luca è chiaro che con il governo mantiene una rete”.
Lungo spazio, poi, all’ultimo libro di de Magistri, “Fuori dal Sistema” (Piemme), con un racconto che va dall’esperienza di magistrato in Calabria (“io mi sono occupato soprattutto di ‘ndrangheta, quello che ho visto è terribile e la gente deve sapere”) a quella di sindaco di Napoli: “Dopo tanti anni e tante sofferenze, dopo che mi hanno ‘spontaneamente’ costretto a lasciare la magistratura, con danni irreversibili, certe volte mi devo accontentare della frase ‘Il tempo è galantuomo’. In un Paese normale, dopo che il tempo si è fatto galantuomo, uno Stato forte dovrebbe chiedere scusa. Invece lo Stato non si fa processare”. Da magistrato a sindaco di Napoli, de Magistris racconta che ugualmente ha “dovuto fronteggiare queste situazioni. Da sindaco, però, ho avuto il popolo. Io sono stato con la gente, in mezzo alla gente e il popolo mi ha sostenuto”. Da qui la conclusione: “La storia è amara in questo libro, ma è anche bella. Il messaggio è che si può rimanere liberi, ma si paga un prezzo. Però, si sa, non c’è prezzo a non avere prezzo”.
Nella seconda parte dell’intervista, l’ex sindaco di Napoli ha toccato altri temi, dal caso dell’anarchico insurrezionalista Alfredo Cospito, con l’ampliarsi della discussione sulla costituzionalità del 41-bis e dell’ergastolo ostativo, al tema dell’autonomia differenziata. “Un disegno eversivo, che spezza l’Italia in due, consolida le discriminazioni”, dice. Duro l’attacco al partito di Giorgia Meloni: “Più che Fratelli d’Italia è traditori d’Italia”.
Ascolta e guarda l’intervista completa a Luigi De Magistris.
Maria Alfonsina Iemmino Pellegrino

