Dieci anni fa, il 22 novembre 2011, un fumettista sconosciuto che si faceva chiamare Zerocalcare presentò per la prima volta in pubblico il suo primo libro alla fumetteria Quattrodita di Roma. Il libro si intitolava “La profezia dell’armadillo” ed era uscito quasi clandestinamente poche settimane prima, in 500 copie autoprodotte. In occasione del decimo anniversario della prima presentazione è oggi che Zerocalcare è diventato famosissimo e celebrato.
La sua serie animata Strappare lungo i bordi, è attualmente titolo più visto su Netflix, 6 puntate che – dati alla mano – sono state la maratona del weekend (non solo dei millennial).
La prima stagione della “creatura” di Zerocalcare in onda su Netflix dal 17 novembre e che in pochissimo ha superato persino il discussissimo “Squid Game”, scivolato in settima posizione, è la storia di un fumettista romano la cui coscienza prende le forme di un armadillo e che riflette sulla sua vita e su un amore mancato mentre con due amici, Sarah e Secco, va fuori città. Insomma una storia di tutti i giorni, una vicenda qualsiasi raccontata in dialetto romanesco e che ha tenuto incollato allo schermo milioni di italiani. Il segreto del successo? Zerocalcare racconta precarietà, solitudine, insicurezza e inadeguatezza con la chiave narrativa di una costante dose di sarcasmo e di ironia. Insomma gli ingredienti che accomunano la generazione di italiani nati fra gli anni Ottanta e Novanta (e che sono non più così giovani) che si arrabatta in una società in cui a far da sfondo ci sono malinconia e speranza.

